LA CITTÀ E L’AUTISMO: LA POSIZIONE DELLA CONSIGLIERA GIORGINI

Nel dibattito cittadino sul futuro dei servizi dedicati alle persone affette da autismo, la consigliera Giorgini ha messo al centro un tema urgente: la qualità della risposta pubblica e comunitaria a una condizione che coinvolge sempre più famiglie del territorio. Secondo la consigliera, la sfida è garantire percorsi terapeutici, educativi e sociali realmente adeguati, evitando scelte urbanistiche affrettate e poco trasparenti.

Giorgini ricorda che l’autismo è una condizione che richiede una presa in carico continua e specializzata, e sottolinea come le esperienze migliori parlino chiaro. «Le persone con i disturbi più gravi devono essere inserite in residenze comunitarie radicate nel tessuto sociale, non in mega-strutture che mescolano disagi molto diversi», afferma nella sua analisi. Una presa in carico efficace, aggiunge, deve poggiare su «terapeuti, educatori e medici esperti e preparati».

Nel territorio di Civitanova, dove i casi sono in aumento, Giorgini invita l’amministrazione a collaborare con enti socio-sanitari e volontariato per sostenere le famiglie: «Serve essere davvero al loro fianco, non usare la loro disperazione per giustificare scelte urbanistiche discutibili».

La consigliera critica duramente la proposta dell’amministrazione di realizzare una “cittadella socio-sanitaria” da 6.000 mq, ritenendola una risposta confusa e potenzialmente dannosa. «Un progetto così vasto rischia di creare un ghetto, sradicato dalla città, e non una comunità accogliente dedicata all’autismo», denuncia, sottolineando come l’impianto del progetto sembri più vicino a una grande operazione edilizia che a un modello realmente inclusivo.

Per Giorgini, la via corretta è un’altra: «Serve un Centro specifico per l’autismo, con obiettivi chiari, progettazione trasparente e dimensioni adeguate, non un contenitore multiuso senza identità». Solo chiarendo la natura del progetto, sostiene, il Consiglio comunale potrà votare con serenità e responsabilità.

La conclusione della consigliera è netta: «Non si parte dai metri quadri, si parte dalle persone e dai servizi di cui hanno bisogno». E aggiunge una richiesta che suona come un appello alla città: «Quando il progetto sarà chiaro, condiviso e radicato nella comunità, allora sì che si potrà votare all’unanimità».

Una posizione che riporta il focus sul punto fondamentale: la dignità delle famiglie e delle persone con autismo, che hanno diritto a risposte serie, non a operazioni calate dall’alto o strumenti di pressione politica. «Dipende da Noi».

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