Di Robespierre
A Macerata un esaltato e in cura psichiatrica, ex candidato leghista con una svastica stampata sulla tempia, cimeli nazisti in casa, una Glock nel cassetto che tira fuori per fare strage razzista di neri e dopo averne spediti sei in ospedale – solo per un caso non ci e’ stato un morto – si consegna e fa il saluto fascista, soddisfatto di aver vendicato l’abominio dell’omicidio di una ragazza romana commesso da un nero.
A Civitanova una giunta di destra, governata da un sindaco che non sa dire se l’antifascismo sia un valore, che nel Giorno della Memoria per le vittime della Shoah non riesce a pronunciare una parola di condanna nei confronti del nazifascismo e delle leggi razziali, che assegna la biblioteca comunale all’associazione Aries e cioè a Forza Nuova, circondato da assessori e presidenti di municipalizzate che vanno in pellegrinaggio a Predappio e tornano con la foto-souvenir della bandiera di Vince Civitanova (per inciso la lista del sindaco) davanti alla tomba di Mussolini, affiancato da un vice sindaco che mentre tassa i parcheggi inneggia al ‘boia chi molla’, che ha nominato nel suo staff politico la capostipite delle gite fuoriporta a Predappio, allergica al Papa perché parla di accoglienza e compulsiva nel dichiararsi nera. Un sindaco che ha derubricato i tragici fatti maceratesi all’esasperazione di cittadini stanchi, impauriti e sfiduciati perché si vede che il movente xenofobo non gli è sembrato abbastanza solido. Questo sindaco (Ciarapica) non è riuscito a pronunciare le parole giuste nemmeno davanti al delirio razzista che si è consumato poco oltre la siepe di casa sua.




