Il caos attorno alla nomina del nuovo presidente del Consiglio comunale diventa, secondo Marco Cervellini di Ascoltiamo la Città, la dimostrazione plastica di una politica ripiegata su se stessa. Un meccanismo che Cervellini definisce senza mezzi termini come la politica «delle poltrone», fondata sul «mantenimento del potere sempre e a tutti i costi», e che oggi si manifesta apertamente proprio in quell’area politica che ne aveva fatto, in passato, il proprio vanto identitario.
Dopo «uno squallido gioco di vendette interne», la soluzione individuata sarebbe quella di azzerare tutto e ripartire con una nuova consultazione, «ricontandosi e ricompattandosi, senza nessuna etica e deontologia politica». Un passaggio che, per Cervellini, non ricompone una frattura ma la rende evidente: «quello che è sempre stato il vanto del centrodestra si palesa come il vulnus maggiore», la prova di una gestione del potere fine a se stessa.
Una gestione che negli anni, denuncia l’attivista, si è tradotta in «investimento selvaggio dell’urbanistica senza nessun tipo di pianificazione» e in un sistema chiuso, «votato a circondarsi solo di persone fidate, di yes man e women, ma senza nessuna competenza». Il risultato è un danno che ricade «a discapito della maggioranza dei cittadini, di ogni estrazione politica».
Cervellini individua nella Variante Cristallo il momento di rottura: un passaggio che ha rappresentato «un’espressione trasversale di protesta e contrasto della politica di questa amministrazione», da cui nulla è stato più come prima. Per questo l’attuale tentativo di mostrare una ritrovata compattezza viene bollato come «un ennesimo tentativo di apparente solidità».
Da qui l’appello finale, che è insieme denuncia e chiamata alla partecipazione: «faccio appello a tutti coloro che non vogliono il perpetrarsi di certi schemi e che vogliono tentare ancora una volta di cambiarli». Un invito a non considerare questo passaggio come l’ennesima schermaglia politica, ma come un nodo decisivo per il futuro della città.


