FERMATA ATAC, TUTTI A TERRA

C’è del comico nella saga Atac. Quel Brini che sembrava condannato al ruolo di Salomè, con la sua testa servita su un piatto d’argento al sindaco, invece giganteggia, rinvigorito dal dilettantismo del presidente Belvederesi e dei suoi pasdaran del Cda, e dall’impreparazione di Ciarapica. Con una manovra maldestra hanno provato a scrollarsi di dosso l’alleato di Forza Italia, oggi diventato ingombrante e imbarazzante perché non ha alcuna intenzione di farsi da parte nonostante una condanna in primo grado per peculato. E allora, eureka! Nella bella famigliola della Destra, dove la questione morale si regola con le faide interne e non con normali processi di trasparenza, la coppia Belvederesi-Ciarapica escogita l’ideona delle dimissioni in blocco del Cda per far decadere anche Brini. Che, invece, sorprese dello Statuto aziendale, resta saldamente in sella più forte di prima e con il potere di fare lui le convocazioni. Appunto, le comiche. Gestire una Spa senza conoscere a memoria lo Statuto è come guidare ignorando la segnaletica stradale. Un azzardo. Risultato, una figuraccia colossale del sindaco e del presidente Atac, riusciti a far sembrare Brini una sorta di Bill Gates de noantri. Fermate l’autobus e fateli scendere. Nel frattempo è rimasta senza guida anche la Civitas. Il presidente Alberto Mobili ha mollato l’incarico, pare per questioni di salute. La decisione è stata comunicata dopo la grandine di inchieste, della Procura e della Corte dei conti, con acquisizione di documenti della Civitas per una vicenda che abbraccia il periodo 2006-2017, finita con mezzo milione di euro di tassa rifiuti Asur non riscossi dal Comune e ormai perduti. Si capisce che, poi, sale la pressione. In sintesi, le due partecipate comunali, che gestiscono servizi fondamentali alla città e milioni di euro di soldi pubblici, sono decapitate, senza pilota. Buon viaggio…
Robespierre

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