Un sosia di Ciarapica si aggira a Palazzo Sforza. Indossa la maglietta biancorossa, tifa Lube, dice che il Palasport è una risorsa per la città e invita i civitanovesi ad andare a sostenere la squadra. E’ identico a quello eletto il 25 giugno del 2017, ma non può essere lo stesso che ha impostato la campagna elettorale sostenendo che il palas era uno spreco, che ha per anni insultato chi stava realizzando l’impianto, che ha firmato esposti a diverse Procure per bloccarne i lavori e magari mandare in galera Corvatta e company, ululato contro tutto e tutti annunciando fantomatiche operazioni verità e denunciando milioni di euro regalati alla Lube. No, non è certo quel Ciarapica che oggi esalta l’importanza del palas e della Lube per l’identità sportiva della città e per la sua economia, che va alle partite accompagnato da un codazzo di amministratori e assistenti che a decine frequentano ogni domenica il palasport senza pagare il biglietto di ingresso, che si fa intervistare per invitare i civitanovesi ad andare a sostenere la squadra. Proprio non può essere lui, così come i suoi accompagnatori diventati tifosi non possono essere gli stessi che sbeffeggiavano Corvy e il palas organizzando porchettate e rivisitazioni di ‘scherzi a parte’ davanti al cantiere. Che gli uffici di Palazzo Sforza si siano riempiti di cloni è l’unica spiegazione all’improvvisa folgorazione sulla via di Damasco di Ciarapica & C. Ma, se così non fosse, se quel sindaco che adesso si entusiasma per la Lube fosse lo stesso eletto a giugno e se, senza chiedere scusa, si fosse nel frattempo reso conto di aver sbagliato e di non averci capito mai niente, va bene lo stesso. Lui e la sua claque possono accomodarsi tra i tifosi: accanto alla curva ‘Lube facce sognà’ è stato allestito, appositamente per loro, il settore ‘Lube facce da…”.




