DONOMA, FINE DI UN’EPOCA: OGGI ULTIMA SERATA. INTERVISTA A DANIELE MARIA ANGELINI

Dopo tredici anni si chiude una delle esperienze più note della movida marchigiana. Il Donoma di Civitanova Marche abbassa le serrande al termine di una vicenda segnata da trattative non andate a buon fine con la proprietà e da un tentativo, durato mesi, di proseguire l’attività almeno in forma temporanea. A raccontare cosa è accaduto è Daniele Maria Angelini, che negli ultimi cinque anni ha gestito il locale, sottolineandone il ruolo economico e sociale per il territorio, senza nascondere le criticità e le tensioni legate alla movida. Nell’intervista emergono anche i nomi di chi ha contribuito alla nascita e allo sviluppo del progetto, come Giorgio Longhi e Salvatore Lattanzi, e lo sguardo resta aperto su possibili sviluppi futuri del marchio.

Intervista a Daniele Maria Angelini, patron del Donoma di Civitanova Marche

Dopo tanti anni si chiude un capitolo importante. Cosa è successo al Donoma?
Dopo 13 anni di attività, di cui gli ultimi 5 sotto la mia gestione, si conclude questa esperienza. Ho tenuto in piedi il locale anche dopo averlo acquistato dal tribunale di Macerata, ma purtroppo non è stato possibile trovare un accordo con la proprietà, la società Saci dei fratelli Torresi.

Non c’erano margini per continuare, almeno temporaneamente?
Noi avevamo proposto una soluzione temporanea, con accordi “tre mesi per tre mesi”. Non si trattava di andare avanti a tempo indefinito, ma di avere un margine per gestire la transizione. Nonostante anche l’interessamento di Massimo Torretti, che oltre a essere socio è un mio caro amico, non si è arrivati a un’intesa.

Però siete andati avanti anche dopo la scadenza del contratto…
Esatto. La scadenza naturale era il 5 dicembre 2025, ma abbiamo continuato per altri 4-5 mesi. Questo dimostra che una soluzione tecnico-legale esisteva. Noi eravamo pronti a lasciare il locale in qualsiasi momento, dando tutte le garanzie necessarie e rispettando i tempi tecnici per smontare una struttura complessa.

Il Donoma ha avuto un ruolo importante per la città.
Assolutamente sì. È giusto ricordare chi ha investito e costruito questo locale, come Giorgio Longhi e Salvatore Lattanzi. Prima ancora, esperienze come lo Shada e poi il Donoma hanno rappresentato un vero volano per lo sviluppo turistico, della movida e dell’intrattenimento a Civitanova Marche.

Non sono mancati però anche disagi per i residenti…
È vero, avere un locale in centro può creare qualche problema, come gli schiamazzi del sabato sera. Ma allo stesso tempo il Donoma ha portato benefici concreti a tante attività: bar, hotel, ristoranti. Richiamava pubblico da tutta la regione e anche da fuori.

Anche sul piano occupazionale?
Certamente. Parliamo di 50-70 persone impiegate tra sicurezza e staff interno. Oggi c’è sgomento tra i lavoratori: fino all’ultimo abbiamo cercato di capire se ci fossero spiragli.

Come giudica la decisione della proprietà?
A mio avviso è una scelta non condivisibile.

Quanto tempo avete ora per lasciare il locale?
Abbiamo circa 40 giorni. Abbiamo chiesto una proroga perché smontare tutto richiede ditte specializzate e tempi tecnici adeguati.

Che riflessione fa sulla movida oggi?
R: Negli ultimi anni è cambiata, purtroppo anche in peggio. Non è solo un problema del Donoma: a Civitanova, nelle città vicine e in tutta Italia ci sono episodi di violenza, risse, problemi di sicurezza. È una questione nazionale.

E il futuro del marchio Donoma?
Il marchio resta mio e ha un valore importante. Sto valutando nuove opportunità con altri investitori. Potrebbero esserci nuove location, anche fuori da Civitanova. Stiamo guardando con interesse anche zone come Porto Sant’Elpidio. Serve crederci e ripartire.

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