COSMARI INTANTO PAGA 216MILA EURO A PIERANTONI, MA CONTINUA LA BATTAGLIA LEGALE: QUANTO COSTERÀ ANCORA AI CITTADINI?

Cosmari ha dovuto pagare 216mila euro a Roberto Pierantoni. È questo, al momento, il risultato più concreto di una lunga vicenda giudiziaria nata dall’annullamento del concorso per direttore generale che Pierantoni aveva vinto e che la società aveva successivamente deciso di non confermare con una decisione dei sindaci della provincia di Macerata. Un esborso significativo che arriva dopo due sentenze sfavorevoli e il rigetto della richiesta di sospensiva avanzata dalla stessa società.
Eppure, nonostante la condanna e nonostante la cosiddetta “doppia conforme” — ossia due pronunce concordi tra tribunale e Corte d’appello — Cosmari ha deciso di proseguire la battaglia nelle aule giudiziarie, presentando ricorso in Cassazione. Una scelta che solleva interrogativi sempre più pressanti sull’opportunità di continuare un contenzioso che, fino a oggi, ha prodotto soltanto costi a carico di una società interamente partecipata dai Comuni della provincia.
Pierantoni, dopo l’inutile diffida alla società, aveva ottenuto ragione dal tribunale di Macerata. Successivamente la Corte d’appello di Ancona ha confermato integralmente quella decisione, sottolineando come Cosmari non avesse esercitato il potere di annullamento della procedura nel rispetto dei principi di legalità, ragionevolezza e buona fede contrattuale.
Nonostante ciò, il consiglio di amministrazione ha scelto di andare avanti sostenendo di voler tutelare il denaro pubblico. Una motivazione che oggi appare quantomeno controversa. Perché proprio il denaro pubblico è quello che sta finanziando una controversia già persa in due gradi di giudizio, con un conto che comprende non solo il risarcimento appena versato, ma anche anni di spese legali e ulteriori costi che potrebbero maturare in futuro.
Nemmeno la tesi del grave danno economico derivante dal pagamento immediato ha trovato accoglimento. Nel respingere la sospensiva, la Corte d’appello ha evidenziato come dai bilanci depositati non emergesse alcuna situazione di crisi aziendale né una sproporzione tra la somma dovuta e le dimensioni economiche della società.
Ora la parola passa alla Cassazione, i cui tempi potrebbero essere relativamente contenuti proprio perché il procedimento arriva dopo due sentenze perfettamente conformi. Ma resta una domanda destinata ad accompagnare questa vicenda: ha davvero senso continuare una causa già persa due volte?
Un interrogativo che assume un peso ancora maggiore considerando che ogni ulteriore passaggio processuale comporta nuove spese legali e nuovi rischi economici. E non manca chi si domanda se l’ostinazione nel coltivare il contenzioso, nonostante le ripetute sconfitte, non rischi di avvicinarsi ai contorni di una vera e propria lite temeraria allora si aprirebbe un’altra storia .

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