Nella notte dei tempi erano i dadi, realizzati con frammenti di ossa di pecora o di cervo, si tiravano per consultare le divinità. I romani puntavano i sesterzi sulle corse di bighe e speravano nel bacio della dea bendata Fortuna. Nel medioevo si cominciò a giocare a carte e subito l’oscurità dei tempi si illuminò con i roghi a loro destinati. Nel ‘500 in Italia si diffuse il gioco del lotto mentre in America si iniziarono ad
aprire degli ippodromi nel ‘600 e i casinò vennero autorizzati già nell’800.
Risalgono invece ai primi del ‘900 le slot machines. Oggi agli albori del terzo millennio si può giocare ovunque, persino alla posta ti propongono un “gratta e vinci”! e soprattutto online.
Video poker, videolottery, slot machines, roulette, scommesse, lotto, totocalcio, superenalotto, grattini, bingo e la lista potrebbe allungarsi.
La scommessa può essere una piccola sfida giocosa tra amici, uno “Scommettiamo che…’” con in palio un innocente caffè o una bevuta. La partita di carte al bar un innocuo passatempo.
La frase rubata di questa settimana mi sembra che invece rappresenti la difficoltà che si ha a seguire il consiglio di moderazione degli spot istituzionali: “Devi puntare di più se vuoi guadagnare di sicuro”. Penso sia chiaro a tutti che è una teoria più legata alla speranza e alla probabilità che non alla realtà, considerando tra l’altro che il 55% dei giocatori
d’azzardo è nullatenente, mentre il 29% dichiara di guadagnare meno di 10 mila euro l’anno.
Un giro d’affari che è passato da circa 100 miliardi di euro del 2013 ai 115 del 2014, ma che contemporaneamente vede aumentare i disturbi patologici legati al gioco: secondo i dati più recenti sono circa un milione i giocatori affetti da questa dipendenza.
Grande attenzione quindi alla definizione del nuovo decreto attuativo sul gioco d’azzardo che attira l’interesse sia delle società del settore che delle Associazioni che battagliano per l’eliminazione ad esempio delle slot dai luoghi pubblici.
In attesa che il Governo stabilisca le nuove norme i cittadini si attivano autonomamente con il volontariato urbano premiando i bar che scelgono di rinunciare alle slot con un “marchio etico” e lavorando per aumentarne la clientela. Il movimento fa capo al sito “senzaslot”.
Ma ci sono anche casi singoli come quello di Azzurra Cerri che nel suo bar di Viareggio ha scelto, faticando non poco, di liberarsi dalle infernali macchinette e sostituirle con una libreria a disposizione dei suoi clienti.
Un gran guadagno per tutti.






