Su quanto è accaduto nella notte di Capodanno a Colonia si è parlato e scritto molto con maggiore o minore ponderatezza, ma sempre con la cognizione della gravità dei fatti.
Colonia è una città aperta, dove si svolge il carnevale più amato di tutta la Germania, è città universitaria, una delle più antiche d’Europa, è una città multiculturale che negli ultimi decenni ha accolto tanti migranti, anche italiani. Conta più di un milione di abitanti e raggiunge il milione e ottocentomilacon l’agglomerato urbano.
Scrive Helena Janeczeck su Pagina99: “L’incontro tra l’aggressione sessuale collettiva realmente accaduta e l’immaginario dell’invasione barbarica che si scatena sulle “nostre donne” ha prodotto un collasso”.
Nel 2015 la Germania ha accolto 1.1 milioni di rifugiati e di questi 10 mila hanno trovato riparo proprio a Colonia: l’1% della popolazione. È come se Civitanova accogliesse in un anno 400 migranti. Un numero che farebbe spostare la percentuale degli stranieri presenti in città dall’attuale 10% all’11%. Un dato non così significativo da stravolgere gli equilibri esistenti.
Eppure c’è chi ha approfittato in malafede dei gravi fatti tedeschi per fare propaganda, quella della peggior specie, quella che “implica un certo grado di manipolazione, occultamento, selettività rispetto alla verità”, quella che “tenta in modo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto”. Bisogna essere dei comunicatori molto raffinati per ottenere un risultato efficace altrimenti si rischia di essere scoperti e per di più in modo grossolano.
Paragonare quello che è accaduto a Colonia con ciò che avviene a Civitanova, come è stato fatto dallo schieramento di destra “Vince Civitanova” (Quanto abbiamo visto accadere a Colonia, dove alcune centinaia di immigrati hanno stuprato, molestato e derubato centinaia di donne è, concentrato in una sera, quanto accade da tempo a Civitanova), è non solo strumentalizzazione spicciola ma propaganda grossolana, grottesca e menzognera.
Il tema principale di discussione, che non va dimenticato, è la violenza contro le donne.
Poiché un altro elemento fondamentale per chi si cimenta nella propaganda è rivolgersi a un pubblico non informato allora è opportuno ricordare che il tema principale di discussione è la violenza contro le donne e in Italia come in Germania la violenza avviene in gran parte tra le mura domestiche. Ma concentrandoci sulla nostra città e ripercorrendo gli articoli di stampa degli ultimi tempi, abbiamo un quadro desolante che conferma tutti i dati ufficiali. Il 2016 è iniziato al Pronto Soccorso di Civitanova dove è arrivata una donna picchiata dal marito, si è barricata all’interno mentre lui la aspettava minacciosamente fuori. Entrambi italiani. Diversi i casi tra la primavera e l’estate di rinvio a giudizio per minacce, stalking, percosse violente di uomini verso le loro mogli o compagne o figlie, tutti del posto.
Andando indietro con i mesi arriviamo a febbraio scorso quando leggiamo di un pescatore civitanoves condannato a nove anni per stupro su una minorenne. A settembre 2014 arriva la condanna a 15 anni per Graziano Palestini che l’anno prima uccide con 37 coltellate la moglie Maria Pia Bigoni. Nell’estate 2014 leggiamo persino di un sacerdote, sempre civitanovese, condannato a due anni di reclusione per violenza sessuale. Mentre nella primavera si apre il processo che vede imputato un uomo di 49, sempre civitanovese, accusato di aver violentato una giovane disabile, di cui era amico di famiglia e quasi contemporaneamente prende il via il processo che vede imputato un civitanovese ultra ottantenne accusato di aver abusato della nipote di dieci anni. Il 2014 si è aperto con il tentato omicidio di Daniela Martini da parte del marito nella stessa via di Civitanova Alta dove due anni prima era stata uccisa a colpi di pistola un’altra donna sempre per mano del marito.
Sono solo alcuni dei fatti avvenuti nel nostro territorio, che non si discosta dall’andamento nazionale, e che costringono a una riflessione altra rispetto a quella fuorviante che si vorrebbe far passare. Il maschilismo esasperato e repressivo è diffuso nel mondo in nome di credi religiosi anacronistici e va combattuto ferocemente ma il nostro non è certo un “paradiso di libertà e uguaglianza”.
Il #cosechesidicono di questa settimana prende spunto da “Che pensi di Colonia?”




