Doveva essere una semplice visita al pronto soccorso per accompagnare il marito, si è trasformata invece in un incidente tanto assurdo quanto serio, finito solo otto anni dopo davanti a un giudice. È la vicenda di una donna civitanovese che la sera del 10 giugno 2017 è rimasta ferita all’interno del pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova, colpita da una porta scorrevole automatica mentre cercava di fare spazio al passaggio di una barella.
Il corridoio era affollato, come spesso accade nei reparti di emergenza. Al passaggio della barella il personale invita i presenti a spostarsi. La donna si accosta al muro, in modo istintivo, senza rendersi conto che proprio lì corre una porta automatica. Azionata da un’infermiera, la porta rallenta ma non si arresta e la colpisce in pieno, facendola cadere a terra. Il paradosso è evidente: entrata al pronto soccorso in buone condizioni, ne esce da paziente.
Le conseguenze sono tutt’altro che lievi. La donna riporta una frattura al polso destro e un trauma al bacino, con un lungo percorso di cure, accertamenti e riabilitazione. Decide così di avviare un’azione legale contro l’azienda sanitaria. Il procedimento si rivela però lungo e complesso: l’atto di citazione arriva solo nel 2022, seguito da testimonianze, istruttoria e consulenza medico-legale.
La sentenza del tribunale di Macerata arriva nel dicembre 2025. I giudici ricostruiscono l’accaduto e puntano l’attenzione sul sistema di apertura della porta scorrevole, installata in un corridoio di emergenza ad altissimo transito. Una porta che, pur rallentando, non si blocca in presenza di una persona, e priva – all’epoca dei fatti – di una segnaletica adeguata. In un ambiente del genere, sottolinea il tribunale, la sicurezza deve essere massima e l’azienda sanitaria risponde in qualità di custode della struttura.
Il risarcimento, però, non è integrale. Alla donna viene attribuito un concorso di colpa del 20%: secondo il giudice avrebbe potuto fermarsi più distante dal muro ed evitare di posizionarsi in prossimità della porta. Al netto di questa riduzione, il tribunale riconosce un risarcimento complessivo di 11.672,60 euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria.
Non solo. L’Ast viene condannata anche al pagamento delle spese legali, pari a circa 4.700 euro, oltre ai costi della consulenza tecnica. Una vicenda che si chiude così, a distanza di otto anni dall’incidente, lasciando l’amaro in bocca: un infortunio avvenuto in pochi secondi e una risposta giudiziaria arrivata dopo un’attesa lunghissima, all’interno di un luogo che dovrebbe essere, prima di tutto, sinonimo di cura e sicurezza.



