Giulio Tentella ha 26 anni ed è uno degli animatori del “Cluana festival”, evento organizzato dall’associazione CB Culture che si è svolto nello spazio del parcheggio del mercato ittico lo scorso 23 agosto e che ha fatto il “botto”: preparato in soli 45 giorni e gestito interamente da poco meno di cento volontari tra i 18 e i 25 anni, che si sono impegnati dalle 18 di sera alle 2 del mattino, ha attirato migliaia di persone di tutte le età e ha dato spazio a musica, artisti e produzioni tutte locali. Giovane sì, ma con una passione sviscerata per la nostra città, anche se vive a Milano per lavoro: Civitanova è il luogo del cuore, il posto dove tornare sempre, soprattutto d’estate, perché, racconta, “non so stare senza il mare, io quando vedo la torre di Cristo Re che torno dall’autostrada, per me già sto a casa”.
Adriano Giustozzi di anni ne ha un po’ di più, 74, e ne ha vista passare di storia di questa città: ha lavorato per 42 anni in Confartigianato, gli ultimi 20 da responsabile delle attività e adesso è soprattutto un nonno impegnato che si divide tra l’attività di famiglia, Manù Bomboniere e la passione per la storia locale. È autore del volume “Il Montecucco e le sue storie”, reperibile nella Biblioteca comunale, che racconta le affascinanti vicende del castello di Torliano, ora scomparso, usato come torre di avvistamento dei pirati turchi e uscocchi (provenienti dai Balcani) che imperversavano sulle coste dell’Adriatico, spingendo la popolazione spaventata a spostarsi in collina.
In comune, Giulio e Adriano, hanno la passione per Civitanova: con loro abbiamo fatto alcuni ragionamenti sulla città, partendo dal passato per arrivare al presente e alle prospettive per il futuro.
Champagne alle 5 del pomeriggio
Adriano ci offre una panoramica storica ed economica della vita della città a partire dagli anni ‘70, quando un fatto doloroso ed epocale cambiò il volto di Civitanova: il licenziamento di almeno 1.500 operai della Cecchetti. La fabbrica, che operava nel settore metalmeccanico, era stata fondata nel 1892 da Adriano Cecchetti e fu chiusa definitivamente nel 1994. “In quel periodo, in particolar modo – ricorda – prevalevano le attività artigianali, intraprese dagli ex operai della Cecchetti e quindi tornitori, saldatori, falegnami… Altri settori importanti erano la pesca e la cantieristica, ma la vera svolta economica ci fu negli anni Ottanta. Il commercio al minuto era molto attivo, e data la disponibilità economica ci fu una grande espansione del settore della ristorazione, della cura della persona (ad esempio negozi di parrucchieri ed estetiste), per non parlare della produzione delle calzature e di parti accessorie per le calzature. Da lì in poi sono nate le grandi firme, come Paciotti, Falc, Fornarina, Tod’s, Eurosuole e tutto il settore della moda. A partire dagli anni 2000, invece si è sviluppato in particolare il settore del turismo estivo collegato al mondo del divertimento notturno”. Negli anni d’oro del boom economico di Civitanova succedevano anche episodi curiosi e divertenti: “Noi per 35 anni abbiamo avuto un’attività di ristorazione, Le due sorelle, e dietro di noi c’erano due calzaturifici. Quando venivano i rappresentanti da fuori già alle 5 del pomeriggio, anziché prendere l’aperitivo, aprivano la bottiglia di champagne. Adesso si è tutto ristretto!”
Per lui la città ha un grandissimo potenziale, forse non totalmente sfruttato e una grande capacità attrattiva: “qui abbiamo un bel lungomare e belle spiagge. Poi il porto è un’eccellenza particolare è un posto unico a 150 metri dal centro, sono location rare in Italia”. La città si è poi specializzata anche nell’intrattenimento notturno, forse perché gli altri esercizi commerciali patiscono la concorrenza degli acquisti online e dei centri commerciali a cui si deve aggiungere il problema dei “costi elevati. Basta che tu fai un giro dentro Civitanova e vedi tanti locali sfitti” perché oltre alla bolla immobiliare “c’è meno liquidità in giro. Le esigenze crescono, la disponibilità è sempre più limitata, perché le spese sono tante”. Per Adriano oggi viviamo un momento non tanto di flessione quanto di “calma per tutte le attività”. Sopravvive bene, in città, solo il settore del turismo e dell’intrattenimento: ma il primo è abbastanza ridotto al periodo estivo mentre il secondo è vivace solo nel weekend. “Se uno per esempio fa un giro a Civitanova – nota – il movimento lo vedi solo dal venerdì alla domenica, ma la settimana è di sette giorni”.
“Civitanova c’è dateci spazio!”
Giulio con i suoi amici ci hanno provato a dare una scossa alla realtà civitanovese, quest’estate. La cosa è nata quasi per caso, passando attraverso quelle fantastiche vie informali che solo i giovani hanno. “Io ero qui a Milano per lavoro – racconta – ed erano tre anni che provavo a parlare con qualcuno in Comune per organizzare qualcosa di diverso che potesse dar spazio ai giovani a Civitanova. Spesso tornavo il fine settimana e con alcuni amici ci siamo trovati in varie serate a parlare al Bar Mariò e il discorso era sempre: facciamo qualcosa per la città, qualcosa di carino, cioè siamo dieci teste, comunque non male. Non eravamo troppo amici, più che altro conoscenti, dopo una parola a dire l’altra, un caffè, una birretta e alla fine abbiamo creato questa associazione. Siamo uno staff di dieci persone che fondamentalmente sono tutte persone diverse e di gruppi diversi ma unite da un unico spirito che si può riassumere nel nostro motto: da Citanò a Citanò per Citanò. Noi ci siamo incrociati per il bene comune di Civitanova e abbiamo presentato la proposta in Comune, dove ci hanno accolto a braccia aperte”. L’evento è nato per quello “per far capire che Civitanova c’è e che abbiamo delle belle idee. Dateci spazio!”.
Un gruppo di giovani che si appassiona a fare qualcosa per gli altri, che sono disposti a impegnarsi a metterci la faccia: che miracolo è? Giulio lo spiega chiaramente: “io mi ritengo un ragazzo fortunato come tutti gli altri miei amici, perché noi abbiamo degli obiettivi, sappiamo quello che vogliamo fare. Io mi rendo conto che ho altri amici che non hanno ancora le idee chiare. Il problema non sono i ragazzi, ma è tutto quello che c’è attorno” e quindi “facciamoci forza insieme in modo tale che ne veniamo fuori a questi periodi un po’ no o da delle situazioni scomode. Una spalla di un amico dove appoggiarsi è sempre il posto più sicuro forse. Il valore dei rapporti, dell’amicizia penso che sia una delle cose fondamentali della vita”.
Tornando al discorso sulla città “noi vediamo che c’è un potenziale – afferma – che non viene sfruttato a dovere. Io d’estate quando sto a Milano non sento quell’odore del mare o semplicemente quel sole che c’è da noi e mi manca: quando torno vado a mettere i piedi sulla sabbia, a tirare due sassi o a fare tre salti al mare. Per me quella è la felicità”.
Certo i problemi a Civitanova non mancano a partire da una presunta vocazione turistica a volte contraddetta dalla realtà: “per esempio ci sono tutti prezzi spropositati per quello che realmente la città offre. Tutti vogliono fare i soldi con poco, non funziona così secondo me il mercato. C’è una speculazione esagerata: io lo vedo perché organizzo degli eventi negli chalet e mi capita di chiamare il tale DJ o il tale personaggio e di dover affittare una stanza. Sotto agosto, sotto luglio, o sei milionario o non vieni a Civitanova, di base”.
La città del futuro
Ritorniamo alla saggezza di Adriano che propone ricette molto concrete per migliorare la vita in questa città, partendo per esempio con il “valorizzare le periferie. La viabilità lascia molto a desiderare, la manutenzione delle strade fa pietà e anche il verde. Poi occorre valorizzare Civitanova Alta come polo culturale: abbiamo un paese medievale che è una bomboniera e con il restauro di Palazzo Cesarini è un ambiente splendido. Un’altra cosa da fare è il recupero del palazzo fieristico: dopo il Covid è rimasto inutilizzato, invece bisogna restituirlo alle attività economiche e alle associazioni di categoria per promuovere i nostri prodotti. Qui abbiamo tante eccellenze ma non vengono valorizzate: serve un collegamento tra istituzioni, associazioni di categoria e cittadinanza. Abbiamo tanto da poter far vedere, dobbiamo farci notare maggiormente altrimenti siamo invisibili”.
Anche Giulio ha alcune idee molto concrete: per esempio “mettere un tetto massimo su determinati prezzi, soprattutto in estate. Posso pagare 30 euro un ombrellone al mare il sabato a Civitanova? Cioè non sto in Sardegna, sto sul mare Adriatico, in acqua nemmeno lo vedi il fondale. Io farei una riunione aperta con diritto di parola a tutti, invitando gli imprenditori civitanovesi e non, per dialogare, ascoltarsi e trovare insieme una soluzione”. Ma non basta, perché la città è anche altro, non solo turismo e mare: “il luogo viene fatto dalle persone. Io mi sogno degli spazi di incontro, di scambio, in cui si possa parlare di tutti gli argomenti, anche quelli più pratici per la vita. Sarebbe bello organizzare degli appuntamenti che, ad esempio parlano di cose che la scuola non ti insegna, come funziona la vita veramente là fuori e affrontano problematiche che poi effettivamente ti servono nella tua esistenza pratica, a partire da come si paga una bolletta, tanto per dire”.
Rebecca Cerretani





