Mentre il mondo celebra il talento, Civitanova lo ignora. Alla Biennale di Venezia, all’interno del prestigioso Padiglione Italia, è in esposizione un progetto di riqualificazione del borgo marinaro e del Varco sul mare firmato dall’architetta civitanovese Nicoletta Centioni. Un lavoro riconosciuto a livello nazionale, frutto di studio e passione, che però l’amministrazione comunale ha ignorato per anni.
Nel 2017 la Centioni, allora giovane laureata, invio’ una mail al sindaco Fabrizio Ciarapica, appena eletto, chiedendo un incontro per presentare la sua proposta di riqualificazione urbana. Nessuna risposta. Da Palazzo Sforza, il silenzio. Un progetto, quello della Centioni, costruito su una visione chiara: ricucire il rapporto tra città e mare attraverso un impianto urbanistico intelligente e integrato, con il Varco come fulcro di connessione tra il centro cittadino, il borgo marinaro e la zona portuale.
Un’idea strutturata, già condivisa con l’allora comandante della Capitaneria di Porto, Angelo De Tommasi, che ne aveva riconosciuto la validità. Eppure, in questi anni, nessuno in Comune ha ritenuto opportuno nemmeno approfondire, ascoltare, confrontarsi. Zero dialogo. Zero curiosità. Zero visione.
Nel frattempo, la Biennale la seleziona, attraverso la curatrice Guendalina Salimei, per la sezione “L’Italia e l’intelligenza del mare”, dedicata proprio a progetti che sanno immaginare un futuro diverso per i territori costieri. Lì dove la politica della maggioranza di destra che governa Civitanova ha detto “no” con il silenzio, la cultura e l’architettura italiane hanno detto “sì”.
La proposta della Centioni si sviluppa su un asse connettivo che va dal municipio al mare, articolandosi come una struttura a pettine: Cristo Re, la vecchia pescheria, il canale del Castellaro, via Trento. Il Varco diventa elemento centrale, non spazio isolato. Il progetto prevede corridoi visivi verso il mare, demolizione e ricostruzione ragionata dei capannoni, nuove aree verdi, un parcheggio interrato a due livelli, e soprattutto una strategia pubblica di intervento capace di tutelare le attività esistenti e rilanciare l’intera zona.
Questa vicenda non riguarda solo l’architettura, ma è un simbolo dell’immobilismo e dell’autoreferenzialità politica che frena lo sviluppo di Civitanova e svela l’interesse del Sindaco solo ai progetti milionari come quello del Porto Dubai che non doveva incontrare intralci. Mentre altrove si premia chi progetta e innova, qui si scarta senza nemmeno leggere perché ben altri sono gli interessi.



