CESARE BONGELLI, L’ANTIFASCISTA DI CIVITANOVA ALTA CHE DOVEVA ESSERE UCCISO

La vicenda di Cesare Bongelli, giovane antifascista di Civitanova Alta, affonda le radici in un episodio del 1921 avvenuto nella cantina di Josi, detta Gnuccatò, a Montecosaro. Quel locale era frequentato da antifascisti civitanovesi e montecosaresi. Una domenica, una delle prime squadracce fasciste — la “Guglielmo Oberdan”, poi chiamata “La Terribile” — irruppe provocando disordini, ribaltando tavoli e lanciando bicchieri. Nel caos, un fascista esplose un colpo di pistola «ad altezza d’uomo», colpendo Bongelli al volto: un colpo destinato a ucciderlo. Cesare sopravvisse, ma il segno del proiettile lo accompagnò tutta la vita.

La sua storia si intreccia con un periodo complesso: dal 1917, quando partecipò alla Prima Guerra Mondiale e fu decorato, alla convivenza, nelle due città di Porto Civitanova e Civitanova Alta, tra Podestà, fascisti, futuri partigiani e figure controverse come Elvio “Lampino” Monachesi, marinaio decorato poi divenuto ufficiale fascista e feroce cacciatore di partigiani.

Bongelli lavorava il ferro, ma grazie alla passione per i motori divenne autista del tassista Agostino “Sargè” Agostinelli. Nonostante intimidazioni e violenze, non rinnegò mai le proprie idee antifasciste. Molti civitanovesi ricordano sua figlia Teresa, storica bidella della Ragioneria di Civitanova Alta.

Colpito da una grave malattia, Cesare morì il 17 gennaio 1947.
La sua figura verrà ricordata sabato 22 dicembre alle 18 in una ricerca di Amedeo Regini, con prefazione del prof. Alvise Manni, presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Civitanova Alta.

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