“Care amiche e cari amici”, chi non ricorda il tormentone dell’estate 2011 e 2012? Così iniziavano tutte le serate di Popsophia, così Hermas Ercoli con gli occhiali bianchi dal palco, col suo slogan, salutava il pubblico delle prime file, rigorosamente riservate, giunto da tutti i quartieri di Civitanova per ascoltare il “verbo” dei filosofi. Quegli stessi filosofi verso i quali il centrodestra pare oggi sordo. E lo stesso ex sindaco Massimo Mobili che presenziava a tutti gli incontri quest’anno è come sparito da quella città a cui dice di tenere tanto. Cultura o politica? Questo in realtà è il punto. Perchè se si parla di politica ogni forma di polemica, rivendicazione, record o flop non è obiettivo né tanto meno esplicabile attraverso un giudizio oggettivo. Ci sarà sempre un’opposizione che tende a mistificare per ricondurre alla propria verità. Se invece di cultura si vuole parlare bisogna allargare lo spettro, distogliere lo sguardo dal proprio ombelico civitanovese. Basterà fare una ricerca sulla rete per verificare che nessun festival al mondo, né Sarzana, né Modena (che pure nel 2009 ha vissuto numerosi sconquassi per la direzione artistica) né Mantova, è così litigioso e zeppo di polemiche come quelli che si svolgono a Civitanova. Dato curioso: iniziò con una polemica Tuttoingioco, sono state le polemiche e il “purchè se ne parli” che hanno decretato il successo di Popsophia. Un esempio su tutti, quando è stata data la parola ad una pornostar venuta per parlare della filosofia del porno e in realtà non ha spiccicato parola. Inevitabile dunque che Futura non finisse nello stesso tritacarne. Parliamo invece di cultura: c’è stato del buono in Popsophia, così come in Tuttoingioco, ci sono state molte cose buone in Futura: il nuovo anzitutto. Sentire per l’ennesima volta Cacciari, diciamolo, fa molto intellettuale, però, non ne voglia il filosofo, comincia ad essere un po’ come la nutella, se ne mangi troppa provoca indigestione. In Futura invece, coloro che avessero avuto la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo, la volontà di uscire e sforzarsi di riflettere, avrebbero trovato un micro universo fatto di qualità, di rapporti informali, senza sfoggi inutili e ampollosi, una piacevole sorpresa. Ma tutto questo Mobili forse non lo sa, perché non c’era e perché è privo delle qualità citate sopra. Era nelle prime file a Popsophia, ma per dovere. Se la manifestazione non si fosse tenuta a Civitanova l’ex sindaco non avrebbe neanche partecipato perchè egli non è tra i frequentatori quotidiani della cultura, bensì tra quelli dei salotti, dove l’apparenza conta più dell’essere. E arriviamo al secondo slogan di Popsophia: “la forma è sostanza”. In Futura la forma non c’era, c’era la sostanza e la sostanza per essere colta richiede sacrificio e voglia di misurarsi, di migliorare, di andare a fondo, di studiare. Però presenziare a Popsophia faceva tanto chic: peccato che nessuno si sia premurato di salvaguardare un patrimonio tanto importante per la città. La verità è che non è mai stato della città: pensato da un direttore artistico che ritenendola una sua creatura l’ha concretizzata con soldi pubblici e poi l’ha portata via, al miglior offerente. Popsophia era come una bella donna, appariscente, intrigante ed ammiccante, senza scrupoli che va laddove la porta l’opportunità. Futura è una donna intelligente, costante, fedele e appassionata. E invece è stata descritta come snob, elitaria e per pochi. E i civitanovesi, giustamente si piccano di essere stati additati come “ignoranti”. Sarebbe lungo elencare quali sono le manifestazioni dell’ignoranza. E’ più ignorante un laureato che snobba il festival o un operaio che socraticamente sa di non sapere ed è aperto verso il nuovo? Forse il vero danno di questa città è l’individualismo di credersi ciascuno migliore dell’altro e di credere di non aver bisogno di niente e di nessuno per migliorare e crescere. Basterebbe già questa consapevolezza per iniziare un percorso di riappacificazione fra la cultura e la politica. Ieri sera ho visto una stella cadente, forse avrò sprecato un desiderio.



