CASSAZIONE ANNULLA LA CONDANNA: NUOVO PROCESSO PER IL RISTORATORE FANELLI

Era accusato di tentata estorsione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la condanna nei confronti del ristoratore Giulio Fanelli, 69 anni, residente a Civitanova, disponendo un nuovo giudizio.
La vicenda risale al periodo compreso tra maggio 2017 e luglio 2018. Un imprenditore pugliese, titolare di un’attività a Sant’Elpidio a Mare, aveva chiesto a Fanelli un prestito di 10mila euro. Per circa cinque mesi avrebbe poi versato 1.300 euro mensili, interrompendo successivamente i pagamenti. Secondo l’accusa, a quel punto il ristoratore avrebbe minacciato l’uomo, facendo riferimento a presunti creditori pericolosi, descritti come napoletani o albanesi.
Nel luglio 2018 i due si incontrarono nel ristorante di Fanelli. Al termine dell’incontro, l’imprenditore si recò al pronto soccorso, dove gli venne diagnosticato un mese di prognosi per le lesioni riportate. Il ristoratore fu quindi arrestato con le accuse di usura, lesioni e tentata estorsione.
Nel processo di primo grado, davanti al tribunale di Macerata, la procura aveva chiesto una condanna a otto anni. Fanelli, difeso dagli avvocati Gabriele e Massimiliano Cofanelli, era stato però assolto dall’accusa di usura, mentre la tentata estorsione era stata riqualificata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con una condanna a 18 mesi. Secondo i giudici, l’imputato avrebbe cercato di recuperare il denaro prestato.
La procura aveva impugnato la sentenza e in appello era stata confermata l’assoluzione per usura, ma Fanelli era stato condannato a tre anni per tentata estorsione.
Contro questa decisione, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Nei giorni scorsi, a Roma, la Suprema Corte ha esaminato il caso e ha annullato la condanna, rinviando gli atti alla Corte d’appello di Perugia per un nuovo giudizio.
Secondo i legali, la decisione si inserisce nel solco dell’orientamento giurisprudenziale che distingue, sul piano dell’elemento psicologico, tra il reato di estorsione e quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Una differenza interpretativa che potrebbe aver inciso sull’esito del ricorso.
Dopo otto anni dai fatti, il ristoratore — che si è sempre dichiarato innocente — potrà ora affrontare un nuovo processo alla luce dei principi indicati dalla Cassazione.

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