Nel pieno delle polemiche sui tagli e sulle convenzioni non rinnovate, Romano Carancini interviene con un duro atto d’accusa contro il Comune di Macerata e la Regione Marche. Per l’ex sindaco e già consigliere regionale, ciò che sta accadendo non è solo una disputa amministrativa, ma un colpo profondo alla cultura del territorio.
Carancini mette subito in chiaro il cuore del problema: “La cultura è coscienza”. E quando la politica — sostiene — decide di allontanarsi da Musicultura, il più grande festival dedicato alla canzone d’autore in Italia, è necessario interrogarsi: “Dove stiamo andando? E soprattutto: cosa stiamo perdendo?”
Nel suo intervento, l’ex primo cittadino ricorda che Musicultura “non è solo un festival”, ma un patrimonio identitario cresciuto insieme alla città e alla regione. Un luogo di incontro fra linguaggi, idee e generazioni diverse, nato dalla visione di Piero Cesanelli, definita da Carancini “la storia di una mente illuminata che ha abbracciato un tempo futuro prima che questo prendesse forma”.
Musicultura, ammonisce, è molto più di un evento: è crescita, formazione, laboratorio artistico, spazio per talenti emergenti e memoria collettiva. Un presidio culturale che ha scelto di restare nel territorio pur aprendosi a orizzonti nazionali e internazionali.
Per questo il giudizio di Carancini su Parcaroli e Acquaroli è netto: “Se non riconoscono il valore sempre maggiore di Musicultura, non stanno solo tagliando fondi, ma stanno abdicando all’idea di una Città e di una Regione in cui la cultura può e deve essere bellezza, esperimento e connessione”.
Il suo monito finale è chiaro: rinunciare a Musicultura significa rinunciare a un pezzo della nostra identità culturale e civica. Una scelta che — avverte — rischia di spegnere una delle esperienze artistiche più importanti e riconosciute del territorio.



