C’è stato un tempo in cui la consegna della Bandiera Blu era una vera festa cittadina. Il lungomare si riempiva, gli operatori turistici partecipavano numerosi, le associazioni erano presenti e la cerimonia rappresentava il simbolo di una città che guardava con fiducia alla stagione estiva.
Oggi l’immagine appare profondamente diversa.
A fotografarla è stata anche la consigliera comunale Silvia Squadroni, che in un post ha parlato di una manifestazione “costruita quasi esclusivamente per l’autocelebrazione” e di una partecipazione “decisamente inferiore rispetto agli anni passati”. Un giudizio politico, certamente, ma che poggia su un dato difficilmente contestabile: il clima che ha circondato questa ricorrenza non è più quello di una volta.
Il problema non è il vessillo. Il problema è ciò che gli ruota attorno.
Quella che un tempo era una cerimonia condivisa dalla città sembra essersi trasformata in un appuntamento riservato a pochi addetti ai lavori, amministratori, sostenitori e rappresentanti istituzionali. Una sorta di rito autoreferenziale, nel quale ci si applaude reciprocamente.
Non è un caso che la stessa Squadroni abbia parlato di una cerimonia “sostanzialmente disertata dai civitanovesi”.
Civitanova era abituata a numeri ben diversi, a piazze piene, a inaugurazioni partecipate, a eventi che diventavano patrimonio collettivo. Oggi, invece, sempre più spesso si assiste a manifestazioni frequentate quasi esclusivamente dagli organizzatori e dalla loro cerchia.
Quando si rinuncia al confronto con la città reale e ci si accontenta dell’applauso dei fedelissimi, il rischio è quello di confondere il consenso con l’autocompiacimento.
La Bandiera Blu dovrebbe rappresentare l’inizio della stagione turistica, una vetrina capace di trasmettere entusiasmo, di coinvolgere operatori, cittadini e ospiti. Invece finisce per diventare l’ennesima occasione di autocelebrazione, mentre la città vive una stagione estiva che molti giudicano priva di una vera programmazione e di eventi di richiamo.





