Si può dire che la ricerca artistica di Lucia Spagnuolo si sia evoluta nel tempo affrancandosi dalla sua stessa storia. Una vicenda formativa iniziata in un Istituto d’Arte e proseguita in Accademia, concentrata soprattutto sugli aspetti decorativi dell’arte e, tuttavia, non estranea agli stimoli di una storia di avanguardia che ha caratterizzato il secolo scorso: dal giocoso futurismo deperiano, alla coinvolgente area metafisica matissiana, sino ai fermenti della prima astrazione informale e infine alla lezione – determinante nelle scelte più prossime – del bolognese Paolo Pasotto, argomento della sua tesi di laurea all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Di queste “vicinanze” e “affinità” si è alimentato l’iter creativo della Spagnuolo, eppure di continuo sostenuto da una tensione ostinatamente fedele alla propria sensibilità, in linea con una non comune “eccitazione percettiva” (M,Vinelia). Resta ben evidente nel complesso il rifiuto di un’arte di nera rappresentazione; l’opera è concepita come universo a sé stante, con regole che si disciplinano al proprio interno, autonomamente, libere da ogni tentazione decorativa o agganci storici preconcetti, in una logicità di cui è realizzazione e perfezionamento l’opera stessa. Un agglomerato informale fastoso e festoso dove il colore ricco di una solarità mediterranea (E. Di Carlo), dialoga con la luce in un contesto spaziale, permeabile, vivo e dinamico, reattivo ai richiami di una emozionalità affiorante che dal colore e dalla luce, appunto, prende stimolo e consistenza.
In tempi ancora più recenti si è altresì evidenziato nell’artista un crescente fervore partecipativo che in una volontà di militanza comunitaria trova ragion d’essere. L’arte è intesa come presenza e partecipazione sinergica effettiva, come nelle reiterate esperienze di Mail Art o nella cospicua produzione di Libri d’artista, o immaginata sulla falsariga di un presenzialismo di tipo cavelliniano; non è un caso che proprio a Guglielmo Achille Cavellini la Spagnuolo ha dedicato una recente performance generosamente documentata attraverso foto di pubblicazione.
Su queste basi l’artista ha fondato una progressiva indipendenza, perseguendo una linea sempre più originale e interiorizzata (Lucio Del Gobbo)
Nella foto, Lucia Spagnuolo e il curatore e titolare della Galleria Laboratoio41, Alessandro Leanza, a fianco di una tela della pittrice che s’intravvede sulla sinistra dell’immagine.





Felicitari Lucia!