E’ cominciata a mezzogiorno l’udienza di convalida del fermo della sedicenne accusata di concorso nell’omicidio della madre Roberta Pierini, e nel ferimento del padre Fabio Giacconi, in concorso con il fidanzato Paolo Tagliata. L’udienza si tiene nel centro di accoglienza comunicante con il Tribunale dei minori di Ancona, in via Cavorchie. La minore è assistita dall’avv. Paolo Sfrappini. Quella per Tagliata si terrà domani nel carcere di Camerino, dove il giovane ha chiesto di stare in cella da solo ed è sorvegliato a vista, nel timore che possa compiere gesti autolesionistici. Oggi è in programma anche l’autopsia sul cadavere della vittima. Restano gravissime le condizioni di Fabio Giacconi, ”stabili nella loro gravità” dice il bollettino medico.
“La pistola l’ho comprata da un albanese, in piazza Cavour ad Ancona. L’ho pagata 450 euro”. E’ quanto avrebbe detto Antonio Tagliata, reo confesso per l’omicidio di Roberta Pierini e il ferimento del marito di lei Fabio Giacconi, nell’interrogatorio dopo il fermo. Con l’arma, Antonio ha spiegato di aver comprato anche i caricatori, per un totale di 86 proiettili, gettati in un cassonetto della spazzatura insieme alla pistola dopo la sparatoria.
Il 28 ottobre scorso, la sedicenne era andata da sola nella stazione dei carabinieri di Brecce bianche ad Ancona chiedendo ”aiuto” nei confronti dei genitori: ”voleva andare via da quella casa, e andare a vivere con Antonio, il fidanzato” osteggiato dalla famiglia. E’ quanto si appreso dal difensore del ragazzo, l’avv. Luca Bartolini. In quelle stesse ore, non sapendo dove la figlia fosse finita, Roberta Pierini e Fabio Giacconi si erano recati in Questura: è stato quel giorno che il maresciallo dell’Aeronautica militare e la moglie sono venuti a conoscenza dei trascorsi con la giustizia del padre di Antonio, Carlo Tagliata, e hanno cominciato a fare pressioni perchè il rapporto fra i due giovani si interrompesse. I due ragazzi avevano vissuto insieme a casa dei Tagliata per una ventina di giorni, poi il padre di lui aveva chiesto alla madre di lei di andarsi a riprendere la figlia.
”Confesso l’omicidio di Fabio Giacconi e Roberta Pierini”. In un foglio, sequestrato dai carabinieri nella camera del diciottenne Antonio Tagliata, il ragazzo aveva annunciato che avrebbe ucciso i genitori della fidanzata sedicenne che ostacolavano la loro relazione. Prende sempre più la forma di un delitto premeditato quello consumato il 7 novembre in via Crivelli ad Ancona. In precedenza erano state trovate alcune lettere scritte al padre, alla madre e ai fratelli, in cui il giovane si scusava per ciò che avrebbe fatto: frasi interpretate dai familiari come propositi suicidi, tanto da spingerli a rivolgersi ai carabinieri.
Il ragazzo, difeso dall’avv. Luca Bartolini, ha spiegato agli inquirenti che in realtà non voleva uccidere i Giacconi, che pensava invece sarebbe morto lui e avrebbe lasciato una confessione scritta per proteggere il padre, che ha un passato di pesanti guai con la giustizia, da ipotetiche indagini. Nell’interrogatorio reso fra sabato e domenica Tagliata ha ribadito che voleva un chiarimento con i genitori della fidanzata. Una versione dei fatti che, però, ora si fa sempre più debole, soprattutto se legata al pesante munizionamento – due caricatori, un terzo inserito, altri proiettili in un contenitore per un totale di 86 pallottole – per la pistola dalla matricola abrasa che aveva con sé. Dopo il fermo il ragazzo aveva subito ammesso di aver sparato. Resta controverso il profilo psicologico dei due protagonisti della vicenda e di un rapporto simbiotico. I ragazzi sono stati fermati per le medesime accuse: omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco.
Dopo aver sparato, Antonio avrebbe intimato alla fidanzata: “vieni con me, tanto a te non succede nulla” e lei sostiene di averlo seguito per paura. Le rispettive famiglie si stringono attorno ai due ragazzi, dipingendone ritratti contrastanti: Antonio è un ragazzo “buono”, è stato “plagiato” dalla fidanzata, sostiene il padre, sfiorato anche da un’inchiesta per omicidio ad Ancona: “la porta di casa l’ha aperta lei, c’è stata una colluttazione e lei ha detto sparagli…”, la sua ricostruzione. La ragazza – ora nel centro di prima accoglienza per minori del capoluogo, senza giornali, tv e Internet – dice di essere rimasta ”impietrita” quando ha visto Antonio estrarre l’arma: la difesa la descrive come una persona fragile, immatura, sotto choc. “Cosa devo fare? Dove devo andare? Chi penserà a me? e la scuola…”, ha chiesto all’avv. Paolo Sfrappini che l’ha incontrata oggi, trovandola “provata”. Gli zii si sono resi disponibili come tutori (alla nomina provvederà il giudice tutelare): “credono e sperano che abbia raccontato la verità e, nonostante la gravità dei fatti, pensano che debba essere protetta” dice l’avv. Marco Pacchiarotti. La sedicenne ha chiesto notizie del padre, sa solo che è in terapia intensiva. Da quattro mesi aveva una relazione con Antonio: le cose sembravano andare per il meglio. Per venti giorni, i due erano andati a vivere a casa di lui, e il padre di Antonio ha mostrato una ‘scrittura’ in cui le due famiglie consentivano la coabitazione. Poi le cose si erano fatte sempre più difficili per i fidanzati, i genitori della giovane si opponevano alla storia.




