AI “MARTED Ì DELL’ARTE”: LE DONNE DELLA STORIA ITALIANA

Il prof. Marco Severini, storico notissimo del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, con l’aiuto di efficaci slide, logicamente in bianco e nero, in quanto riferentesi a immagini del passato, ha ricordato efficacemente, nel corso dell’incontro appena trascorso di quelli che sono i “Martedì dell’Arte” , il suggestivo e meraviglioso racconto riguardante: “L’ingresso delle donne nella contemporaneità”, a conclusione della loro millenaria esclusione da quella che è stata storia del mondo.
Una carrellata, che riportiamo in estrema sintesi, di volti, proiettati sul grande schermo del Cecchetti, e di storie di donne accuratamente illustrate dal prof. Severini, a cominciare da Cristina Trivulzio di Belgjoso (1808-1871), ricordata per il suo tenace apporto alla causa dell’Unità d’Italia, “ donna che rappresenta – ha accennato il prof. Severini – il primo anelito di emancipazione”. Quindi, vicende di vita e impegni di Colomba Antonietti (1826-1849), ritenuta una tenace patriota italiana, il cui busto si trova a Roma, nel colle del Gianicolo, la napoletana Marianna De Crescenzo (1830-1869), Maria Alinda Bonacci (1841-1903), Anna Maria Mozzoni (1837-1920), donna coraggiosissima che nel 1907 presentò una petizione per richiedere il diritto di voto anche alle donne, Rosa Genoni (1867-1954) che inventa, ispirandosi alla Francia, la moda italiana con vestiti che ottennero un grande successo in tutto il mondo, Elisa Comani di Ancona, laureata in legge a Camerino, che nel 1919 divenne la prima avvocata italiana, Lidia Poët (1855-1942) che nel1920 divenne la prima iscritta nell’Albo degli Avvocati, Isabella Leonardelli, famoso personaggio, infine Maria Montessori (1870-1952), la famosa educatrice e pedagogista marchigiana, che ottenne il riconoscimento per le donne a iscriversi nelle liste elettorali.
Conclusione del riuscito incontro culturale, con gli spazi disponibili del cine-teatro Cecchetti tutti occupati dai partecipanti, con una netta maggioranza di genere femminile, con la proiezione della prima pagina del Corriere della Sera sugli esiti del Referendum fra Monarchia e Repubblica del 2 giugno 1946, nella quale sotto il titolo: “ È nata la Repubblica Italiana” è riportata la gigantografia di uno splendido volto femminile divenuto il simbolo della Repubblica Italiana. Solo dopo settant’anni si è riusciti a sapere che si trattava della ventiquattrenne milanese Anna Iberti.
Dunque, tante storie, che non potevamo riportare più ampiamente, che rappresentano un significativo riconoscimento della femminilità di oggi e del domani. (v.d.s.).

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