Dice che non lo sapeva. Che l’ha scoperto dopo della moglie iscritta alla selezione pubblica per un posto di lavoro al Paolo Ricci. Che glielo ha comunicato a cose fatte. E te li immagini, con lei che a bruciapelo, tra il corridoio e la cucina, gli sussurra: sai caro, incidentalmente ho saputo che a Civitanova c’era un concorso per un posto di lavoro al Paolo Ricci e ti ho fatto una sorpresa, mi sono iscritta! Carramba! Che poi, solo incidentalmente, il Paolo Ricci è quell’azienda controllata dal Comune che Ciarapica amministra, con un consiglio di amministrazione nominato dal consiglio comunale in cui ha la maggioranza e il cui presidente è un politico che era candidato con una lista che appoggiava la sua candidatura. Così deve essere andata in casa Ciarapica, in quel di Cascinare. Poi, i maligni non ci credono, ma quelli sono i soliti personaggi sinistri. Perché lui è proprio cosi: il signor non so. Quando gli hanno chiesto se l’antifascismo fosse un valore ha risposto ‘non so’. Quando gli è scoppiato in mano il caso dell’sms circolato tra supporter della maggioranza per fare fuori la direttrice della Pinacoteca civica si è giustificato con un ‘non so’. Disse ‘non so’ pure per salvare la faccia nell’inchiesta sulla Civita Park, quando da indagato si avvalse della facoltà di non rispondere ai magistrati. Va da sé, non sa nemmeno che la selezione al Paolo Ricci è stata programmata per coprire il posto lasciato dalla presidente di Vince Civitanova, andata in aspettativa dall’istituto dopo essere stata nominata capa staff del sindaco, con posto e stipendio del Comune, al culmine di una riffa camuffata da selezione pubblica, in cui Ciarapica ha preso in giro duecento partecipanti per poi scegliere nel cerchio magico. Corsi e ri(con)corsi storici.
Foto pesa in prestito dal profilo fb di Tommaso Claudio Corvatta.




