“A COSA SERVE LA GUERRA?” UNA MOBILITAZIONE DI PACE DAVANTI AI CANCELLI DELLA CIVITANAVI HONEYWELL

Una distesa di bandiere palestinesi, cartelloni colorati e, soprattutto, un coro unanime di voci: “Guerra: a cosa serve? Assolutamente a nulla”. Oggi pomeriggio, a partire dalle ore 17:00, decine di cittadini di ogni età si sono ritrovati davanti ai cancelli della Civitanavi Honeywell per manifestare contro la produzione bellica e chiedere una riconversione civile immediata.

​La scelta del luogo non è stata casuale. La Civitanavi è un’eccellenza tecnologica specializzata nella produzione di giroscopi FOG e componentistica inerziale di altissima precisione. Tuttavia, gli attivisti denunciano come questa tecnologia sia diventata un ingranaggio fondamentale nei conflitti globali.
Durante la manifestazione è stato sottolineato come i sistemi prodotti in questo stabilimento siano stati citati persino dal Segretario alla Difesa USA in relazione ad operazioni militari in Medio Oriente.
I manifestanti puntano il dito contro l’invio di componenti verso USA e Israele, sostenendo che tali tecnologie supportino attivamente le politiche di occupazione in Palestina.
“Migliaia di fumogeni non farebbero mai il male che fa un solo sistema inerziale montato su un drone militare”, si leggeva su uno degli striscioni più grandi, in riferimento alle denunce ricevute da alcuni attivisti durante gli scioperi dello scorso novembre.

​Il momento più simbolico della mobilitazione è stato il lancio di aeroplanini di carta verso il cordone delle forze dell’ordine. Un gesto poetico e provocatorio per denunciare, metaforicamente, gli aerei da guerra che vengono equipaggiati con la tecnologia prodotta all’interno dello stabilimento.
​Mentre da un lato della strada si schierava un imponente apparato di sicurezza (quasi una divisa per ogni manifestante) dall’altro c’era un mix intergenerazionale di giovani e anziani uniti dalla stessa volontà.

“Non ce l’abbiamo con i lavoratori”, hanno ribadito più volte gli oratori durante gli interventi. “Capiamo chi lavora per sopravvivere. La nostra lotta è contro chi gestisce la produzione e chi lucra sui conflitti globali.”

Nonostante la tensione data dalla massiccia presenza di polizia, l’atmosfera tra i partecipanti è rimasta solidale e umana. Al termine degli interventi, i manifestanti hanno condiviso dolci artigianali, un gesto semplice per sancire il legame tra persone che hanno deciso di dedicare il proprio tempo a una causa civile.
​Il sostegno non è arrivato solo dai presenti: molte auto in transito sulla strada adiacente hanno rallentato per suonare il clacson o rivolgere gesti di approvazione e complimenti, leggendo i messaggi sui cartelloni.

La richiesta finale resta chiara e ferma: fermare la fornitura bellica che alimenta il massacro di civili e trasformare l’ingegno tecnologico di Porto Sant’Elpidio in uno strumento al servizio delle persone.

Di Jacopo Catini

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