La Confesercenti registra un avvio positivo dei saldi con una crescita del 5% sul 2015. 4.5 miliardi di euro sarebbe la cifra che gli italiani hanno previsto di spendere per gli acquisti di fine stagione. È il periodo in cui si amplia lo spettro di chi può acquistare un oggetto del desiderio, anche delle semplici mutande. Ma per chi ama lo shopping compulsivo questo è il periodo del massimo godimento. Fare shopping è come fare zapping, si passa da un negozio all’altro, si provano capi su capi, si cerca l’offerta più allettante.
Fare shopping dicono sia un’arte, alla stessa stregua dell’arte del vendere, anzi si contrappone e insieme si integra ad essa. E’ la risposta del consumatore alle strategie di vendita. Gli psicologi lo ritengono un modo per astrarsi, per qualche ora, dalla pesantezza della quotidianità. I sociologi lo ritengono un ambito di studio comportamentale, un “luogo” che descrive molto meglio e di più di altri la società contemporanea.
All’arte dell’acquisto hanno persino dedicato una mostra qualche anno fa a Francoforte dal titolo emblematico “Compro dunque sono”, Shopping – 100 anni di arte e commercio, che legava l’azione del comprare non tanto alla necessità ma più al piacere, non tanto al possedere ma più al comunicare. Un precursore di questo pensiero è stato Gordon Selfridge che nel 1909 trasformò i suoi grandi magazzini di Oxford Street a Londra avviando una nuova modalità di presentare la sua merce associandola non più al semplice valore d’uso ma al racconto, alla narrazione, creando altre tipologie di bisogni.
Lo spunto per questo #cosechesidicono nasce da “Le donne sono andate a fare shopping”. Si va a fare shopping insieme come si va in bagno? È uno stereotipo ancora resistente quello che vede l’arte dello shopping prettamente femminile, tanto che è motivo di ironia diffusa (la famosa catalessi davanti le vetrine). I dati più recenti non rimarcano una differenza netta tra maschi e femmine ad esempio su ciò che viene acquistato on line: al primo posto per i maschi ci sono i computer per le femmine i libri, al secondo posto per entrambi c’è la musica, al terzo posto si invertono le parti, arrivano i libri per i maschi e i computer per le femmine. L’abbigliamento è al sesto posto per lei, al settimo per lui, i giochi sono al quinto posto per lei e al sesto per lui. Il tutto con una spesa media di 135 euro per lui e 95 euro per lei che è molto più attenta agli sconti.
Che la rete ci stia raccontando un inizio di scardinamento dagli stereotipi più classici? Speriamo.




