UMBERTO GALIMBERTI STREGA IL PUBBLICO DEL TEATRO DELLE API A PORTO SANT’ELPIDIO

Che la filosofia fosse la più completa ed esaustiva disciplina capace di correlare secoli passati all’attualità, unica nella sua potenza di apportare con il suo elevato pensiero apertura mentale e preziosa fonte ineguagliabile di analisi, riflessioni, capace di sollevare dubbi, domande non era cosa nuova a chi nella vita per studi o per passione si è avvicinato alla cultura classica ma di certo l’apertura del festival ” Parlare Futuro” diretto da Oriana Salvucci nella cornice del Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio con la lectio magistralis del 9 gennaio a firma del grande oratore Umberto Galimberti ne ha dato una grande conferma. Il Teatro era infatti stracolmo: tanti, tantissimi i presenti interessati ad un apparente dottrinale lezione universitaria di filosofia di elevato livello che attraverso l’analisi del pensiero da Platone fino a Nietzsche , passando per la cultura occidentale del Cristianesimo che ” non è solo una religione ma un inconscio collettivo” , non risparmiando nemmeno Jung, Freud, i grandi psicanalista dell’Ottocento arriva poi alla fine della serata, dopo un’ intensa cavalcata storica e filosofica a gettare luci sulle ombre di una realtà sociale contemporanea che Nietsche aveva previsto con il suo nichilismo.
L’epoca moderna è infatti un’epoca dove manca lo scopo, mancano le risposte ai perché, dove tutti i valori si svalutano.
Ma se è vero che questi ultimi sono coefficienti sociali idonei a ridurre le conflittualità e decisamente relativi, mutabili nel tempo, nel divenire della vita stessa, la drammaticità più sconfortante è l’assenza dello scopo, la profonda crisi esistenziale in cui è immersa la moderna società. Il futuro non è più una promessa e mancano le risposte ai perché. ” Cosa ci attrae veramente se manca lo scopo? Perché stare al mondo in assenza di progetti? ”
In questo scenario poco confortante ma di certo realista le vittime più evidenti sono i giovani che vivono “un’esigenza anestetica” di non gettare lo sguardo sul futuro che percepiscono come una minaccia, come un’assenza, un vuoto. Consapevoli della loro assoluta insignificanza sociale , le nuove generazioni sanno di essere percepiti dagli adulti, dai loro stessi educatori come un problema piuttosto che come una risorsa.
Dunque meglio vivere la notte che il giorno, meglio bere che restare sobri, meglio anestetizzarsi che affrontare la realtà, un mondo che non sembra avere spazio per loro. Ecco dunque che Galimberti senza citarle direttamente tocca il dolente tasto delle dipendenze giovanili, piaga sociale che ristagna in uno scenario di crisi esistenziale profonda. Ne sono una conferma i 400 suicidi di giovani all’anno nella nostra sola nazione.
Dunque la domanda ovvia, spontanea che gli adulti dovrebbero porsi è di quanto possa davvero durare un mondo senza giovani!!?
” E pensare” – insiste Galimberti- ” che Leopardi a ventun’anni scrisse l ‘Infinito , Einsten a ventiquattro anni scopriva formule matematiche rivoluzionarie… Le idee possono cambiare il mondo.! Le idee sono energia vitale delle nuove generazioni.
Peccato che queste affermazioni si possono raramente fare se non in una serata banale di un giovedì freddo di gennaio, in un teatro di provincia e non gridare al mondo questa grande , vera emergenza sociale: l’emigrazione dei nostri cervelli, dei nostri intelletto, dei nostri laureati perché questa moderna società non li vuole!.
Oggi dunque per Galimberti è necessario andare al di là del linguaggio del razionale e delle scienze psicologiche per recuperare l’ irrazionale, l’artistico che sempre ha radici nel poeta , nel bambino, nel folle. Oggi in un mondo che ha ucciso Dio sostituendolo con il denaro ci sono solo anime individuali incapaci di correlare la loro sofferenza quotidiana con il dolore del mondo.. Oggi non conosciamo più l’anima universale che gli antichi descrivevano tra i due mondi di spirito e materia e soprattutto al di là del più illustre, nobile, elevato concetto filosofico manca il buon senso, la capacità di capire che il mondo può salvarsi solo se il sipario si riapre e le luci si riaccendono sulle nuove generazioni da sempre fonti di vitalità, di talento, di pensiero innovativo.
Ecco che le Istituzioni, la politica, la scuola , gli educatori, tutti noi non possiamo stare a guardare ma siamo chiamati a capire questo se il mondo per davvero , si ha la follia sana di cambiarlo o semplicemente il reale buon senso di poterlo almeno in parte, migliorare.
Di Antonella Sglavo
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