STORIA DI ORDINARIA BUROCRAZIA, L’ODISSEA DI UN IMPRENDITORE

In attesa della riapertura e soprattutto che venga emanato un regolamento, se non uniforme in tutto il Paese, abbastanza chiaro su chi e come può ripartire, le imprese stanno in questi giorni provando ad accedere ai prestiti garantiti dallo Stato.

“Come Associazione – scrive la CNA – avevamo criticato la scelta del Governo di coinvolgere il Fondo di Garanzia nazionale e il sistema bancario per erogare i soldi alle piccole imprese e avevamo consigliato di passare attraverso i più prossimi Confidi locali. Siamo stati rassicurati subito con dolci promesse di semplificazione e accessi rapidi. A pochi giorni dall’apertura delle pratiche il risultato è che i buoni propositi di semplicità e velocità di erogazione sono già un amaro ricordo: la burocrazia bancaria, come sempre, ha prevalso e sconfitto ogni buona intenzione. Portiamo ad esempio la richiesta di una impresa maceratese, nostra socia, che ha vissuto con noi l’esperienza diretta con la banca. La ditta ha inizialmente presentato la documentazione, come da elenco del Fondo Centrale di Garanzia alla sua banca, per richiedere un prestito di appena 12.000 euro; come prima risposta la banca le ha comunicato che i documenti inviati non erano sufficienti, fornendo così un secondo elenco di documentazione aggiuntiva.
Già a questo punto l’impresa si è trovata a fornire un plico consistente di documenti come: i bilanci degli ultimi tre anni corredati dalle relative note integrative, i verbali con cui erano stati approvati i bilanci; le ricevute di deposito, la descrizione dettagliata di tutti i crediti ed i debiti, riga per riga, riportati nei bilanci, il bilancio di previsione o provvisorio per l’anno in corso, un aggiornamento sugli affidamenti in essere con le altre banche con relativi piani di ammortamento per ogni operazione rateale, l’indicazione di eventuali moratorie e/o rateizzazioni in corso ed il dettaglio dei debiti tributari.
Ad integrazione di ciò, la banca ha ricordato, “ovviamente”, di non dimenticare di inviare anche: il Documento Unico di Regolarità Contributiva (durc), il Certificato di regolarità fiscale (durf) e il DM10, il modello cioè compilato dal datore di lavoro per denunciare all’Inps le retribuzioni mensili corrisposte ai dipendenti, i contributi dovuti e l’eventuale conguaglio delle prestazioni anticipate per conto dell’Inps, delle agevolazioni e degli sgravi. Il nostro imprenditore, sempre con l’aiuto dei nostri uffici, visto che la mole della nuova documentazione richiesta è difficilmente spedibile via mail, si reca di persona allo sportello dell’istituto bancario. Ci si aspetterebbe dopo questo lavoro immane, la risposta con l’esito positivo o anche negativo della concessione del prestito. Ma non è così e si va al secondo round. La risposta della banca, infatti, non è altro che una ulteriore richiesta di documentazione. La nuova richiesta consiste principalmente in: ammontare della liquidità disponibile, fatture emesse prima dello stop con loro previsione di regolare incasso, ricavi e costi presunti per la restante parte del 2020, non certo cumulativi ma distinti per mese e specificandoli uno per uno per tra materie prime, sussidiarie e di consumo e servizi; inoltre eventuali godimenti di beni di terzi, stipendi e costi del personale ed in conclusione spese e oneri diversi di gestione compresi oneri finanziari. Già in tempi normali per una piccola impresa risulta assai complesso fare simili previsioni di dettaglio, ma ancor di più in un periodo di totale emergenza questo risulta praticamente impossibile da programmare, soprattutto se si considera sempre il rischio latente di conseguenze penali, in caso di dichiarazioni mendaci.
La lunga lista dei documenti termina al terzo round con le autocertificazioni. Sotto l’incessante serie di colpi, il nostro imprenditore cede e rinuncia al prestito, è ko tecnico. Nonostante la disponibilità del solerte funzionario della banca che lo invita a non esitare a contattarlo nuovamente per qualsiasi “eventuale” dubbio, il nostro pugile è suonato e anche il dottore a bordo ring (i nostri consulenti) consigliano il ritiro. La strategia a noi sembra chiara ed è di scoraggiare tutti i piccoli imprenditori nel voler accedere al credito disponibile, così solo in pochi resteranno in piedi. L’auspicio è di un pronto intervento del Governo che tolga il “gioco” dalle mani delle banche e che lo rimetta in mano dei confidi locali prima che ne rimanga uno solo.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *