SICCITÀ, CRESCE L’ALLARME: COLTURE IN SOFFERENZA E RISERVE IDRICHE SOTTO PRESSIONE

Caldo prolungato, piogge scarse e riserve idriche sempre più sotto pressione. Nelle Marche l’agricoltura inizia a fare i conti con gli effetti della siccità, con una situazione che varia sensibilmente tra le diverse province ma che desta crescente preoccupazione soprattutto nelle aree non servite dalle reti irrigue.

I primi danni si registrano in particolare nel Pesarese, dove le temperature elevate stanno mettendo a dura prova diverse colture. Nei campi si segnalano piante che sviluppano la parte vegetativa ma faticano a produrre frutti, mentre alcuni ortaggi arrivano a marcire direttamente prima della raccolta. A peggiorare il quadro è la riduzione della disponibilità d’acqua nei pozzi e negli invasi, con molti punti di approvvigionamento già in forte difficoltà o completamente esauriti.

Le conseguenze riguardano soprattutto frutta e ortaggi, ma iniziano a interessare anche ulivi e girasoli. Particolarmente delicata è inoltre la situazione delle semine e dei trapianti destinati alle produzioni autunnali e invernali, che rischiano di risentire ulteriormente della carenza d’acqua.

Nell’Anconetano il quadro appare al momento più stabile, anche se non mancano criticità. Il sistema di Gorgovivo continua a garantire una situazione sotto controllo, mentre maggiori difficoltà vengono segnalate per le sorgenti di Val di Castro. A soffrire maggiormente sono le zone collinari e dell’entroterra, soprattutto quelle prive di adeguate infrastrutture irrigue.

Tra le colture da monitorare c’è la vite: lo stress idrico può rallentare la maturazione dell’uva, ridurre il peso degli acini e le rese, oltre ad aumentare il rischio di scottature.

Anche nel territorio di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata la situazione resta per ora gestibile nelle aree raggiunte dalle reti dei consorzi di bonifica. Le maggiori difficoltà, invece, si concentrano nelle campagne dove l’irrigazione non è disponibile e mancano alternative per l’approvvigionamento. La diga di Gerosa mantiene al momento una situazione di tenuta, ma il protrarsi delle alte temperature potrebbe mettere a rischio le riserve necessarie per arrivare alla conclusione della stagione irrigua.

Tra le colture più colpite c’è l’olivo, sul quale si stanno già manifestando i primi fenomeni di cascola, con la caduta anticipata dei frutti e conseguente riduzione della produzione.

A tracciare il quadro complessivo è il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei, che parla di una situazione a macchia di leopardo. Il problema riguarda soprattutto le aziende che non possono contare sulle reti dei consorzi di bonifica, ma la pressione sta aumentando anche sulle riserve aziendali e sui piccoli bacini utilizzati come riserva d’emergenza.

In alcune zone i girasoli risultano già fortemente compromessi, mentre per altre colture sarà necessario attendere i raccolti per poter valutare con precisione l’entità delle perdite.

Indicazioni arrivano anche dalla vendemmia, partita in alcune aree con un anticipo stimato tra i dieci e i quindici giorni. Le prime valutazioni parlano di una riduzione della produzione nell’ordine del 10-20%, ma per un bilancio definitivo sarà necessario attendere l’evoluzione delle prossime settimane.

Per Cia Marche, però, la siccità non può essere considerata soltanto un’emergenza legata alla singola stagione. L’aumento della frequenza degli episodi di caldo e carenza d’acqua rende necessario intervenire sulla capacità di conservare e gestire la risorsa idrica.

Da qui la richiesta di nuovi bacini, anche aziendali e di piccole dimensioni, insieme al potenziamento degli invasi già esistenti. L’obiettivo è aumentare la capacità di accumulo durante i mesi invernali, quando l’acqua è maggiormente disponibile, per poterla utilizzare nei periodi di maggiore necessità.

Secondo Taddei, occorre inoltre semplificare le procedure per consentire alle aziende agricole di realizzare sistemi di raccolta e accumulo più facilmente. Una strategia che, secondo Cia Marche, permetterebbe di trasformare la gestione dell’acqua da risposta all’emergenza a vera politica di prevenzione, rendendo l’agricoltura marchigiana più resiliente di fronte a estati sempre più calde e siccitose.

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