SI VOTA!

Oggi si vota. E’ terminata una campagna elettorale dove da più di un mese si è dato per scontato il vincitore ingrossando così l’alveo del consenso perché vera e’ la frase di Flaiano “gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”.
Una campagna elettorale dove ai problemi reali delle persone, di come risolverli in un quadro di compatibilità finanziaria con senso di realismo, ha fatto da contraltare il solito lungo elenco di promesse e di illusioni destinate poi ad essere inconciliabili con la situazione economica italiana e di conseguenza perciò puntualmente disattese il giorno dopo le votazioni da qualsiasi governo possa essere eletto dal parlamento.

Sì, perché gli italiani hanno bisogno di un leader in cui riconoscersi, hanno bisogno di sentire un’emozione, si vogliono sentir dire alcune cose e la politica quelle cose gliele dice e poco importa se si trasformeranno in un nulla di fatto. Tanto poi non ci sarà memoria e di quelle promesse, nessuno renderà conto. E gli italiani in larga parte sono fatti così. Ecco allora che danno il 40% dei voti a Berlusconi poi il 40% di voti a Renzi, poi si innamorano di Monti, poi di Draghi e poi dopo un certo periodo, quando si rendono conto che le illusioni non si trasformano in realtà, abbandonano e guardano altrove, a chi sa parlare meglio alla loro pancia.
Il problema dell’Italia sta tutto qui, nella incapacità di analisi, di lettura, di saper distinguere che cosa è la propaganda, lo slogan, il rabbonimento e che cosa invece è la serietà e la complessità di governo.
Si semplifica per rendere i messaggi più immediati, si studia un piano di marketing dove la pubblicità sostituisce la valutazione e l’analisi.
In parte è stato sempre così ma negli ultimi tempi questo si è accentuato. Infatti non abbiamo visto confronti a livello territoriale, confronti fra candidati, non abbiamo visto assemblee con domande e risposte.
Una partecipazione svanita sia a destra che a sinistra sostituita dalla propaganda fatta sui social, fatta sulla rete e nella certezza che questa pessima legge elettorale che non permette di scegliere i candidati o meglio li fa scegliere ai segretari nazionali e non certo alla popolazione, accentua ancora di più. Promettere e dimenticare, cogliere l’attimo, l’attimo elettorale. Non sarà facile andare avanti così, siamo entrati nel nuovo ventennio del 2000 E pensare che nel ventennio del 900, nel 1929, gli italiani alle urne scelsero quasi all’unanimità il fascismo. In quelle votazioni il “SI” al fascismo ottenne 8.517.838 voti pari al 98,34% dei voti validi. Gli Italiani che barrarono la croce sul “NO” al fascismo furono solamente 135.773, pari all’1,57 %.
Cambiano le condizioni certo ma…
corsi e ricorsi storici?

1 Response

  1. roberto ripari ha detto:

    L’Italia ha grandi individualità. Troppi altri però regalano consenso con superficialità, per semplice reazione immediata: dovrebbero invece avere una reazione informata e meditata. La conoscenza, però, richiede impegno è chiama a responsabilità: è più facile esercitare la vis polemica fine a se stessa, gioco di adolescenti!

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