ROBE DA MATTI. ANZI DA MATTUCCI

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Perde la settima finale consecutiva la Lube che, da quando ha Ciarapica tra i suoi fans, ha la stessa fortuna di Fantozzi. Con l’eco dei suoi insulti ha alzato il titolo tricolore, poi più nulla. Diventato sindaco si è messo a fare il tifoso ed è cominciata la serie nera, chiusa dalla sconfitta contro Perugia nella finale di Coppa Italia. E sì che stavolta, consapevole del binomio Ciarapica-sfiga, aveva deciso di fare un fioretto e stare alla larga dal parquet della finale. Per fare le cose perbene domenica è rimasto a casa e ha partecipato a una manifestazione di scherma a Civitanova Alta insieme a Carola Cicconetti, campionessa mondiale di fioretto e quindi massima esperta. S’è pure impegnato a non turbare il pre gara e non ha fiatato dopo la notizia del sequestro, da parte dei finanzieri, della società che gestisce il Cuore Adriatico. Altri tempi quelli in cui firmava esposti alla Procura e post inneggianti alla legalità. Stavolta, zitto. Roba da matti. Anzi, da Mattucci. Una lettura maliziosa direbbe che la bocca di Ciarapica si è chiusa dopo che il sedere s’è incollato alle tribune del palas costruito da Mattucci e dopo che, dalle porchettate irridenti organizzate davanti al cantiere, è passato alle cene di gala con i padroni della Lube. Ai quali, stanti certe reiterate frequentazioni, converrà tornare sul mercato per ingaggiare un esorcista, magari in prestito con l’Atac Spa dove hanno appena chiuso una trattativa di 8 milioni di euro, ma alla prima partita si sono fatti autogol e hanno preso un cartellino rosso dall’arbitro Passarelli.
Di Robespierre

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