Ritorniamo a parlare della vicenda delle sacche di plasma buttate via. Lo facciamo con il consigliere regionale del Pd Antonio Mastrovincenzo.
Consigliere, cosa non torna nella versione fornita dalla Regione sul caso del plasma?
«La ricostruzione ufficiale non è convincente. Si tende a ridurre tutto a episodio organizzativi e a individuare un unico responsabile, un capro espiatorio ma i problemi erano ben più ampi e strutturali».
A cosa si riferisce in particolare?
«Parliamo di una carenza di personale che non nasce oggi. È una criticità nota da anni e segnalata più volte. Una pianta organica non coperta per mettere in sicurezza il lavoro. Non si può far finta che sia stata un’emergenza improvvisa».
Quindi la Regione era già a conoscenza della situazione?
«Sì, ne era informata almeno dal 2024 sia da una mia interrogazione e sia dall’AVIS. Nonostante questo, non sono stati adottati interventi adeguati, cioè il completamento della pianta organica per evitare ciò che è poi accaduto».
La commissione istituita per fare chiarezza può bastare?
«No, si tratta di un organismo che non appare realmente indipendente, composto da figure legate alla stessa struttura che dovrebbe essere oggetto di verifica».
Qual è il nodo principale emerso dalla vicenda?
«Oltre allo spreco di 1600 sacche di plasma, sono 323 nei rifiuti e 1300 alla ricerca non di primo livello ci sono possibili violazioni dei protocolli e una gestione che solleva interrogativi seri sull’organizzazione del sistema».
Cosa chiedete adesso?
«Serve una vera commissione d’inchiesta, autonoma e trasparente, per accertare la verità senza condizionamenti oltre che accertare le responsabilità politiche e amministrative. Non si può archiviare un caso unico in Italia tutto così».




