Il Consiglio regionale delle Marche ha approvato una mozione presentata dalla Lega e votata da tutti i partiti del centrodestra, ed anche dal Partito Democratico, che apre alla possibilità volontaria per i consiglieri regionali di sottoporsi a test antidroga e alcol.
Al di là del fatto che una mozione, di per sé, non produce effetti concreti, resta il dato politico. Esiste infatti una proposta di legge, la n. 17, primo firmatario Cesetti (Pd) che però non viene calendarizzata: quella sì rappresenterebbe una vera assunzione di responsabilità, trasformando questo principio in un articolato di legge.
A questo punto, per analogia, dovremmo aspettarci che anche il Consiglio comunale di Civitanova approvi un atto di indirizzo che inviti assessori, consiglieri comunali e rappresentanti delle società partecipate a compiere un gesto volontario di trasparenza, sottoponendosi ai test antidroga e agli accertamenti sull’abuso di alcol.
In realtà, già durante il primo mandato di Ciarapica furono avanzate proposte simili, che vennero respinte dalla maggioranza di destra con la motivazione che avrebbero leso la sfera della privacy, sia per quanto riguarda i test antidroga e alcolemici sia, addirittura, per la richiesta di presentare il casellario giudiziale dei consiglieri comunali. Anche quella proposta, finalizzata a garantire il massimo livello di trasparenza nei confronti dei cittadini, fu bocciata proprio richiamando il diritto alla privacy.
Ora però il Consiglio regionale si è espresso con un voto praticamente unanime. Sarebbe quindi grave e profondamente contraddittorio se, a Civitanova, la maggioranza dovesse votare contro una proposta analoga, come avvenne diversi anni fa.
Si apre dunque un nuovo scenario. Vedremo chi raccoglierà il testimone del voto espresso in Consiglio regionale e se anche Civitanova affronterà questa tematica, che riguarda la trasparenza dell’azione amministrativa, il senso di responsabilità e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Va sempre ricordato che gli amministratori gestiscono risorse pubbliche. Per questo motivo, nel momento in cui scelgono di candidarsi e di ricoprire incarichi pubblici, dovrebbero garantire il massimo livello di trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica.
Purtroppo, negli ultimi anni, questa cultura della trasparenza sembra essersi affievolita e troppo spesso il richiamo alla privacy viene utilizzato per evitare di rendere note informazioni che potrebbero rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Vedremo cosa accadrà.






