Si chiude con il rigetto della richiesta cautelare la vicenda giudiziaria avviata dal docente civitanovese Cosimo Franco Manni, insegnante di filosofia e storia in un liceo di Brescia, che aveva chiesto di poter proseguire l’attività scolastica oltre il raggiungimento dei 67 anni.
Il professore, nei mesi scorsi, aveva presentato ricorso contro il Ministero dell’Istruzione sostenendo che non fosse stata adeguatamente presa in considerazione la propria disponibilità a rimanere in servizio, nonostante il pensionamento previsto dal prossimo 1° settembre. Per questo aveva chiesto al Tribunale di sospendere il decreto con cui era stato disposto il suo collocamento a riposo.
Il giudice del lavoro del Tribunale di Brescia, Isabella Angeli, ha però respinto l’istanza, chiarendo che la normativa attualmente in vigore consente alle amministrazioni pubbliche di trattenere in servizio i dipendenti prossimi alla pensione solo come facoltà e non come obbligo. La decisione finale, dunque, resta in capo all’amministrazione, mentre il lavoratore può esclusivamente manifestare la propria disponibilità a proseguire l’attività, senza poter vantare un diritto in tal senso.
Nella decisione è stata inoltre ritenuta fondata la posizione espressa dalla dirigenza dell’istituto scolastico, secondo cui l’organizzazione del liceo è strutturata su competenze condivise e procedure consolidate, tali da garantire la continuità dell’attività didattica senza creare vuoti operativi.
A sostegno del ricorso, Manni aveva depositato anche una lettera sottoscritta da 41 ex studenti, di età compresa tra i 19 e i 54 anni. Nel documento gli ex allievi evidenziavano le qualità professionali e umane del docente, sottolineando come il pensionamento non fosse legato a una mancanza di merito, ma avvenisse nonostante il riconoscimento del suo valore come insegnante.
“VOGLIO CONTINUARE A LAVORARE”. IL TRIBUNALE DICE NO AL PROFESSORE
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