NELLE MARCHE LE SCUOLE SUPERIORI IN DIDATTICA A DISTANZA AL 100 PER CENTO DAL 3 NOVEMBRE

Le istituzioni scolastiche potranno prevedere in presenza i laboratori, le verifiche scritte, le lezioni per gli alunni con difficoltà educative e di collegamento a Internet. Il presidente Acquaroli: “I dati dell’ultimo monitoraggio scolastico confermano la crescita dei contagi”
Le scuole superiori marchigiane adotteranno la didattica a distanza, per tutti gli alunni, a partire da martedì 3 novembre. Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie, proseguiranno le lezioni “da remoto” (didattica digitale integrata) al 100 per cento, con la possibilità di svolgere, in presenza, le attività laboratoriali previste dai rispettivi ordinamenti, le verifiche scritte, le lezioni per gli alunni con bisogni educativi speciali e per quelli che hanno difficoltà di collegamento telematico dal proprio domicilio. “È un provvedimento che assumiamo con la consapevolezza di dover contrastare lo sviluppo della pandemia anche attraverso misure flessibili di insegnamento, garantendo comunque, alle fasce deboli della popolazione scolastica, la possibilità di proseguire l’anno scolastico in presenza – commenta Acquaroli – I dati contenuti nell’ultimo rapporto di monitoraggio, trasmesso dall’Ufficio scolastico regionale per le Marche, confermano una maggiore circolazione virale e un incremento costante di contagi nelle comunità scolastiche, con almeno 555 casi di positività al Covid-19 ascrivibili a studenti e 183 al personale della scuola. Una situazione di criticità, a livello territoriale, che impone massima attenzione anche nel settore scolastico e richiede l’immediata adozione di misure più stringenti”. “Ci tengo a sottolineare – ha affermato l’assessore all’istruzione Giorgia Latini – che resta massima l’attenzione delle istituzioni per le scuole e soprattutto nei confronti di alcune particolari fasce di studenti per le quali è garantita la possibilità della frequenza in presenza a scuola. In particolare per quegli alunni con bisogni educativi speciali e per coloro che hanno difficoltà di collegamento telematico dal proprio domicilio. Inoltre manteniamo la possibilità di svolgere in presenza i laboratori e le verifiche scritte”.

1 Response

  1. Mirella Paglialunga ha detto:

    Nella sua pagina Facebook il Presidente della Regione Marche Acquaroli scrive:
    “Con una ordinanza che firmerò domattina, dal 3 novembre prossimo, tutti gli studenti delle scuole superiori delle Marche (secondarie di secondo grado) saranno in didattica a distanza al 100%. Una decisione che abbiamo preso insieme all’assessore all’istruzione Giorgia Latini e a tutta la giunta.
    È un provvedimento che assumiamo con la consapevolezza di dover contrastare lo sviluppo della pandemia anche attraverso misure flessibili di insegnamento, garantendo comunque, alle fasce deboli della popolazione scolastica, la possibilità di proseguire l’anno scolastico in presenza. In particolare per quegli alunni con bisogni educativi speciali e per coloro che hanno difficoltà di collegamento telematico dal proprio domicilio. Inoltre manteniamo la possibilità di svolgere in presenza i laboratori laddove previsti e le verifiche scritte.”
    Le verifiche scritte in presenza?? Ma di che stiamo parlando? Cosa si vuole ottenere con questo provvedimento? Mantenere la legalità e la validità dell’anno scolastico con un artificio che contraddice e contrasta con l’ordinanza stessa: possiamo insegnare on line ma “venite a scuola a dimostrare per iscritto che avete studiato perché on line non si può e non è legale!!
    “Oppure bendiamo i ragazzi” in occasione delle verifiche, come è già successo in qualche scuola di diversa regione, episodio surreale di cui ha parlato abbondantemente la stampa nazionale!!
    E poi cosa vuol dire e come si dovrebbe fare a garantire la scuola in presenza agli alunni con bisogni educativi speciali?
    Acquaroli conosce il significato di tale terminologia?
    Vogliamo tornare alle classi differenziate di un tempo (pardon scuole differenziate!!) annullando con un colpo di spugna anni di lavoro per l’inclusione e le pari opportunità?
    La legislazione e le pratiche didattiche rivolte ai ragazzi con bisogni educativi speciali si debbono basare scrupolosamente sull’appartenenza, sull’accoglienza, sulle pari opportunità ma soprattutto sulla partecipazione reale ed attiva alla vita scolastica in presenza nella relazione ordinaria con i pari e con gli adulti, offrendo loro tutti i supporti e le progettualità didattiche che non li differenzi e non li escluda.
    Per assurdo questo provvedimento andrà a differenziare ed escludere!
    Forse nessuno ad Acquaroli ha detto che nella “categoria cosiddetta BES” sono compresi gli alunni stranieri, gli alunni diversamente abili, gli alunni con piano didattico personalizzato perché dislessici, disgrafici o discalculici!
    Dal tre novembre nelle scuole secondarie di secondo grado nelle Marche, in conseguenza dell’ordinanza di Acquaroli, avranno la possibilità di partecipare alle attività didattiche in presenza solo loro!
    E gli altri ( con possibilità ) solo per le verifiche scritte!!
    Francamente credo che questo provvedimento sia una trappola per lo stesso Acquaroli che non ha inteso bene di cosa parlava quando scriveva! E spero che ci ripensi.
    Chiudere le scuole è l’ultimo atto che un paese democratico dovrebbe compiere, dopo aver esplorato altre strade per garantire agli alunni il diritto allo studio ed alle famiglie il diritto di sperare per i propri figli il mantenimento di livelli d’insegnamento e di organizzazione scolastica adeguati alla società civile che dichiariamo di essere.
    Non solo per il presente, ma per il futuro della nostra società civile e democratica.
    Non sappiamo quanto durerà questa pandemia, forse si stanno prefigurando tempi lunghi e difficili ed anche per questo le risorse umane ed economiche oggi debbono essere impegnate nell’adeguare prioritariamente i servizi sanitari, i trasporti, la scuola, i servizi pubblici essenziali.
    Mi chiedo perché, anche in considerazione delle risorse di varia tipologia di cui la nostra regione dispone, non si siano realizzate altre soluzioni.
    Forse perché gli studenti o le famiglie o la scuola stessa non sono ancora scesi in piazza a reclamare il loro diritto, come stanno facendo altri?
    Mi permetto di citare Angelo Paletta (Professore ordinario di Economia Aziendale all’Università di Bologna ) che nell’articolo pubblicato dalla rivista “Ripartire Italia” consultabile al link ” Covid-19, innovazione didattica e cambiamento organizzativo nelle scuole. Così possiamo evitare la diseguaglianza sociale» ha scritto: “Al momento, mentre non ci sono solide evidenze scientifiche che dimostrino l’effetto immediato sulla diffusione del virus della riapertura delle scuole, sappiamo con certezza che Covid-19 produrrà per lungo tempo ripercussioni sul grado di istruzione delle giovani generazioni e sulle economie nazionali.
    Secondo l’Unesco, tra marzo e aprile, 9 studenti su 10 in tutto il mondo sono rimasti a casa e ancora oggi solo la metà è tornata in classe. A causa della lunga assenza dalle lezioni gli alunni potrebbero tornare in classe dopo essersi dimenticati circa un terzo delle conoscenze in comprensione del testo e più della metà delle competenze matematiche dell’ultimo anno[1].
    Utilizzando i dati di 157 paesi, una ricerca dalla Banca Mondiale mostra che diminuiranno sia il livello globale di istruzione che il livello degli apprendimenti. Covid-19 potrebbe comportare una perdita compresa tra 0,3 e 0,9 anni di scolarità, riducendo gli anni effettivi di istruzione di base che gli studenti raggiungono durante la loro vita da 7,9 anni a 7,0 -7,6 anni. Secondo la Banca Mondiale, quasi 7 milioni di studenti dall’istruzione primaria a quella secondaria potrebbero abbandonare gli studi a causa dello shock economico sociale prodotto dalla pandemia[2].”
    Quindi, Presidente Acquaroli, gravi saranno sul piano sociale e culturale le conseguenze di un dispersione scolastica facilitata ed imposta!
    A meno che non vogliamo dire e dirci che la scuola non ha valore come invece l’ha avuta per la vita di ciascuno di noi, anche la Sua.
    Per la Sua decisione avrà sicuramente beneficiato di esperte consulenze.
    Mi permetto di indicare alcune possibilità che, fra le tante, mi vengono in mente per ovviare al lockdown scolastico che Lei prevede dal 3 novembre:
    -L’utilizzo degli spazi scolastici in tutto l’intero arco della giornata ( anche pomeriggio e/o sera ) garantirebbe distanziamento!
    Di pomeriggio le scuole sono vuote, apriamole!
    -L’incremento di mezzi di trasporto utilizzando anche quelli privati garantirebbe il distanziamento! Incrementiamo le risorse per i trasporti!
    E comunque le Marche hanno realtà scolastiche e paesaggistiche che di per sé non vedono il sovraffollamento perché gli alunni possono raggiungere e/o raggiungono la scuola a piedi o con mezzi privati.
    -Le classi numerose possono lavorare secondo il modello didattico dei “gruppi di lavoro
    flessibili e laboratoriali” previsti già dall’autonomia scolastica purché sia garantito un numero adeguato di docenti che possa consentire la suddivisione delle classi.
    Garantiamo che nelle scuole prendano servizio docenti in numero sufficiente a realizzare effettivamente un’organizzazione delle classi per gruppi di lavoro idonei a garantire un distanziamento significativo fra le persone!
    -Aprire ad interlocuzioni territoriali con una consultazione organizzata delle autonomie scolastiche e delle rappresentanze collegiali (mai abrogati gli organi collegiali!) per valorizzare le scelte possibili e diversificate nell’interesse dell’utenza e dell’istruzione
    Spero che oggi il Presidente della Regione Marche non firmi questo provvedimento che, tra l’altro, precorre decisioni eventualmente da assumere dal governo nazionale, in caso di situazioni da zona rossa.
    Mirella Paglialunga

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