MISERIA E NOBILTÀ, UNA STORIA SENZA TEMPO INCANTA IL TEATRO ROSSINI A CIVITANOVA

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È una storia senza tempo, uno spettacolo verace e vivace, una storica commedia del 1887 che dopo 133 anni ancora riesce a far ridere le persone quella dal titolo ” Miseria e Nobiltà ” messa in scena al teatro Rossini di Civitanova Marche con la straordinaria partecipazione del grande comico del cabaret partenopeo Lello Arena e dei suoi attori della compagnia teatrale di Napoli.
Uno spettacolo rispettoso dell’opera di Eduardo Scarpetta che con la regia di Luciano Melchionna recupera il messaggio universale dell’autore della storica commedia che al cinema ha avuto la più profonda interpretazione con Totò e Sofia Loren.
Lello Arena al teatro ne favorisce di certo il lato comico. D’altronde quale luogo migliore del teatro dove poter ridere su di un tema così toccante come quello del divario tra ciò che è misero e che dunque non è nobile.!?
Si è riso dunque, ieri sera al Rossini ma il pubblico alla fine della serata ne è uscito di certo non a digiuno di riflessioni e di echi che rimandono all’ attualità.
“Miseria e Nobiltà” un contrasto fortissimo e dopo quasi un secolo e mezzo l’umanità non ha superato il problema delle disuguaglianze economiche e sociali ma soprattutto culturali.
Si può affermare che semmai, il divario si è decisamente acuito nel tempo. È una lotta quotidiana in fondo , che da sempre compie l’umanità che da una parte alena ad una nobiltà che appare irraggiungibile e per pochi eletti, lottando tra le tante mediocrita’ e miserie umane, tra cui quella materiale ne rappresenta alla fine, forse, il male minore.
Ogni personaggio della commedia ha fame di qualcosa e dietro ad ognuno di esso c’ è una disperazione e un gran bisogno di riscatto. Dietro ognuno c’é la dignità di chi è costretto a sopportare la tragedia della miseria ma al tempo stesso per denaro e per bisogno é pronto a diventare qualcosa che non è, e che è distante dalla propria natura. Dunque , molta miseria e poca nobiltà.
Lello Arena è invece la famosa maschera di Felice Sciosciammocca un personaggio sognatore, romantico , che crede nell’uso delle parole attraverso le quali vorrebbe abbattere l’ignoranza e la pochezza che lo circonda.
A Felice Sciosciammocca chiede aiuto il giovane Eugenio , innamorato di Gemma il cui padre marchese ostacola le nozze con una ragazza figlia di Geatano di estrazione sociale inferiore. Felice allora insieme a Pasquale e alle rispettive famiglie si fingeranno parenti nobili di Eugenio, agli occhi del futuro suocero.
E forte risulta il segnale politico lanciato durante tutta la rappresentazione teatrale. La nobiltà che non esiste se non attraverso un’architettura maestosa di un palazzo dagli archi e dalle volte signorili poggia le fondamenta sopra la miseria, la discarica, quel posto di degrado ma tolto quel cassetto il rischio forte è che crolli tutta l’impalcatura.
Grazie allora al familiare volto amico di Lello Arena che prova con la sua straordinaria bravura artistica a farci ridere e a farci riflettere su un tema vicino a tutti noi, e che almeno a teatro riusciamo a non sentire troppo avvilente. Un tema antico ma attuale che da sempre accompagna l’uomo nel suo percorso esistenziale: quello di ricchi che sono sempre più ricchi e di poveri che sono sempre più poveri.
Ma la speranza che ognuno si è portato a casa è di resistere e di sfuggire alle tante mediocri miserie umane, alle sopraffazioni Ognuno si porta dentro un po’ di Felice Sciosciammocca che prova a lottare contro le tante miserie attraverso l’unica vera ricchezza, la vera nobiltà: quella della bellezza di cui il mondo oggi più che mai ne ha un grande bisogno.
Di Antonella Sglavo

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