MIRELLA FRANCO…A PROPOSITO DI BARRIERE…

mirella-francoNel 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) introdusse un nuovo sistema di classificazione, l’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, Disabilità e Salute) e per la prima volta venne introdotto il termine di “FUNZIONAMENTO” dell’individuo all’interno di un contesto e la disabilità venne intesa come “stato di salute in ambiente sfavorevole”.
Prendendo come riferimento l’ICF, le BARRIERE vanno definite come gli ostacoli che si frappongono tra l’individuo e il funzionamento ottimale dello stesso nel proprio contesto ambientale. Sono barriere ad esempio gli interventi abilitativi/riabilitativi, educativo/scolastici e gli interventi per gli inserimenti lavorativi assenti o inadeguati, i pregiudizi interni ed esterni, la mancanza di sensibilità, la carenza di ausili (a bassa o alta tecnologia) in grado di favorire il funzionamento, e via dicendo. Sono barriere le Barriere Architettoniche e le Barriere della Comunicazione, le ultime in realtà decisamente spesso sotto-stimate e sotto-attenzionate rispetto alle prime (che pure sono abbondantemente sotto-stimate e sotto-attenzionate). È fondamentale, a mio avviso, iniziare a parlare e a pensare in termini di ben-essere (anziché di handicap/menomazione/disabilità), prendendo consapevolezza, e di conseguenza atto, che il mal-essere (inteso come mal-funzionamento dell’individuo nel proprio contesto) non riguarda solo alcune persone, minoranze di “disabili” o “handicappati”, o in qualsiasi altro modo li si vorrà definire, bensì una condizione dell’essere (cioè dell’esistere) che ha coinvolto/interessato, coinvolge/interessa e coinvolgerà/interesserà, permanentemente o anche solo temporaneamente, prima o poi ogni singolo cittadino, e pertanto indistintamente tutti noi. In questa direzione, come Commissione VI, che io presiedo, é nostra intenzione attivarci e lavorare al fine di mettere in campo proposte valide, avvalendoci di tutta la collaborazione che esperti e cittadini vorranno fornire in merito, individualmente o in associazioni.
In particolare intendiamo sviluppare i seguenti tre aspetti:
1- Formazione/informazione
2- Sensibilizzazione
3- Investimenti in facilitatori

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