MERCATONE UNO, L’AZIENDA PARLA DI POSSIBILI ACQUIRENTI

Mercatone Uno, situazione critica per i 3500 dipendenti. Il gruppo, che conta 79 punti vendita in tutta Italia di cui tre nelle Marche (Civitanova, Pesaro e Monsano) ha presentato istanza di concordato preventivo in bianco. In un clima di incertezza l’incontro con i sindacati. “A dire dell’azienda – spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – si prospetterebbero possibili acquirenti, sarebbero circa 15/20 i soggetti che hanno manifestato interesse, ancora non formalmente, ma nell’operazione potrebbero essere coinvolti solo una parte dei punti vendita, circa la metà dei negozi. Per la restante metà invece sono in corso trattative con piccoli investitori interessati di volta in volta ad uno o più punti vendita”. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato “le responsabilità e l’immobilismo dell’azienda che negli ultimi anni non ha saputo avviare un processo di ristrutturazione graduale, tale da consolidarla e metterla in condizione di sostenere la crisi economica, salvaguardando così anche l’occupazione. Oltre alla salvaguardia dell’occupazione, tra le priorità: il pagamento degli ammortizzatori sociali previsti e delle retribuzioni arretrate dei lavoratori di tutte le aziende”. L’incontro si è concluso con l’impegno di parte aziendale di comunicare tempestivamente le decisioni sulle sorti delle aziende del Gruppo MB non ancora in concordato, decisione che si dovrebbe concretizzare entro una settimana. “La situazione – concludono – è molto critica e complessa e richiederà il massimo impegno anche da parte sindacale, a partire dalle assemblee presso tutti i punti vendita, per coinvolgere ed informare capillarmente lavoratrici e lavoratori, e il coinvolgimento delle istituzioni sia a livello locale che a livello nazionale. Abbiamo infatti inviato una lettera ai Ministeri competenti, per attivare un tavolo istituzionale su una crisi aziendale di grandi proporzioni, ma non abbiamo ancora avuto alcuna risposta. Se da una parte ci preoccupano alcune questioni immediate, come le retribuzioni e la gestione degli ammortizzatori sociali, dopo l’incontro siamo ancora più preoccupati per il futuro dell’occupazione di lavoratrici e lavoratori. E vi sono anche tutte le lavoratrici ed i lavoratori occupati nelle terziarizzazioni, e nell’indotto in generale, oltre a quelli che, avendo contratti a carattere non subordinato, ed impropriamente, come già stabilito dai giudici in alcuni casi (sono 360), non avrebbero nemmeno accesso agli ammortizzatori sociali di qualunque natura”.

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