MARTEDÌ DELL’ARTE. IL LINGUAGGIO DELLA NARRAZIONE TEATRALE

Martedì dell'Arte Novembre 4
Ci sono aspetti di quell’arte magica che è il teatro, che fanno esclusivamente parte del bagaglio culturale e artistico degli addetti ai lavori e uno di questi è Giorgio Felicetti, attore e regista civitanovese, che ha intrattenuto, con eleganza e sapienza, il consueto e numeroso parterre dei Martedì dell’Arte, con l’ argomento: “Il linguaggio della narrazione teatrale. La lingua parlata”. Nell’approccio dell’incontro, la puntualizzazione da parte sua che non si sarebbe trattata di una lection magistralis, “ma un’occasione nel corso della quale – ha detto – vorrei pensare con voi a voce alta”. E Felicetti, prendendo idealmente e affettuosamente per mano gli intervenuti, in massima parte signore, i più con esperienze scolastiche, ha cercato di far capire il significato di “teatro di narrazione” e prima di darne una sua interpretazione, ha posto l’imbarazzante domanda che sicuramente nessuno si aspettava: “Cos’è il teatro?”. Felicetti ha notato che alcuni abbassavano la testa per evitare di essere invitati a dare una risposta e per togliere un po’ tutti dall’imbarazzo, dal momento che sarebbero potute emergere tante interpretazioni personali, ha detto, a chiare lettere, che:”Il teatro è ciò – ha spiegato – che succede in questo momento fra me e voi”. Il teatro, azzardiamo noi, è dunque ciò che accade nella vita di tutti i giorni e in quei frangenti c’è sempre chi narra un qualcosa e chi ascolta e la bellezza sta nel coinvolgimento che il più delle volte si crea in ogni occasione di teatro e, in definitiva, in ogni circostanza di vita. Era teatro, dunque, lo spettacolo mattutino dei bambini “de Portocitanò” che andavano a scuola tutti in fila tenendo per mano la corda che la Petena tirava, oppure le liti delle “pesciarole” che oltre alle grida e alla gestualità finivano con il mostrare le mutande per stabilire chi le avesse più bianche! Un accenno sicuramente superficiale dal momento che “Un esempio eccelso di narrazione – ha sostenuto il relatore – è rappresentato dalle favole che abbiamo ascoltato da bambini”.
Felicetti ha quindi introdotto una serie di riflessioni su alcuni personaggi famosi nel mondo del teatro di narrazione a partire da Omero, e proseguendo da Shakespeare, a Dario Fo a Marco Paolini, a Gabriele Vacis. E i loro racconti come quello di Ulisse che vuole assolutamente ascoltare il canto delle sirene, ma prudentemente si lega all’albero della nave, e l’amore straordinario e difficile fra Otello e Desdemona nel capolavoro shakespeariano. Racconti e parole e quindi l’importanza, nella lingua parlata, del dialetto, in merito al quale ha fatto riferimento a quanto dice in proposito Pirandello, per il quale “la differenza fra lingua e dialetto – abbiamo letto da qualche parte – non consiste in una presunta diversità di valore (l’una poetica, l’altro no), ma nella diversità di raggio d’azione, maggiore per la lingua e minore per il dialetto”.
In definitiva, non sarà stata una lectio, ma un qualcosa che le ha assomigliato molto per il raffinato contenuto di aspetti che appartengono al teatro che Felicetti ha fatto dono ai presenti che lo hanno ovviamente omaggiato alla fine con applausi e simpatia.

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