MARTEDI’ DELL’ARTE: IL FINTO BENESSERE DEGLI ANNI 50

La lezione proposta dall’architetto Luciano Mei, nell’appuntamento di questa settimana dei Martedì dell’Arte, sempre molto frequentati, oltre a qualche accenno a quello che è stata la ricostruzione di un Paese che era da poco uscito dalla guerra, ha spaziato su quelli che sono stati gli elementi di fondo di quel periodo, per cui il suo intervento, che verteva, in base al programma, su “L’architettura dell’entusiasmo degli anni 50”, è valso per esprimere un giudizio su quel periodo storico caratterizzato da importanti avvenimenti politici e di costume.
Un ruolo rilevante lo ebbe quello che si ricorda ancora come il Piano Marshall, un piano politico-economico statunitense per la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale, del quale anche il nostro Paese e la stessa nostra Regione ne beneficiarono. Il relatore ha evidenziato quelli che sono stati gli aspetti economici di quegli aiuti in dollari che consentivano agli USA , come contropartita, di acquistare i nostri prodotti a bassi costi. L’Italia, difatti, divenne un’economia aperta alle esportazioni e proprio in quegli anni si affermò come primo produttore mondiale di elettrodomestici. Per dare un’adeguata risposta alle opportunità occupazionali, le campagne si spopolarono e, oltretutto, non vennero attuate quelle infrastrutture di cui il nostro Paese aveva bisogno, quali autostrade, i trasporti pubblici e altro. Altro neo quello dell’urbanizzazione che andò avanti in maniera selvaggia, per cui anche oggi ne stiamo pagando gli effetti, per via di tutti quei disastri ambientali che si stanno verificando. Il tutto avvalora il giudizio che ha espresso l’architetto Mei e cioè “del finto benessere degli anni 50”, fermo restando che gli italiani avevano preso ad andare in “vespa”, si affermò il mercato delle Fiat 500. L’emancipazione del Paese trovò immediate conferme nel Carosello, nel concorso di Miss Italia, la donna è andata in fabbrica, per cui tutto ciò che avvenne in quel periodo suscita, ma solo apparentemente, una valutazione positiva. A conclusione del suo intervento, sono stati proiettati degli spezzoni dei film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti, che descrive la massiccia immigrazione interna verso Milano, Torino e altre realtà del nord, che non ha avuto nulla di diverso da quella Albanese, e “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, che evidenzia in modo spietato ma coerente la denuncia della corruzione e della speculazione edilizia.
Al termine della riunione, abbiamo chiesto all’arch. Mei, qual è il giudizio che in definitiva si può dare agli anni 50-60 e la sua risposta è stata eloquente. “L’entusiasmo che si era creato – ha detto – è continuato, ma poi successivamente sfocerà in una revisione, in una critica post anni 60, per cui quegli avvenimenti sono stati prodromi di una situazione che è andata degenerando, creando altri pathos”.
Dell’incontro è però rimasto vivo un’immagine di quegli anni, ormai lontani, quella della canzone “Domenica è sempre domenica” di Renato Rascel, pezzo forte dell’indimenticato Mario Riva, che ci invita a spendere, oggi come ieri, “sti’ quattro soldi de felicità”.

1 Response

  1. Giovanni ha detto:

    Bravo Architetto,…… hai rappresentato la realtà di quegli anni in modo veramente puntuale e esauriente.
    Complimenti

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