L’ARRESTO DI DAVIDE STORLAZZI SVELA SCENARI DI CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CHE RIGUARDANO TERRITORI PIU’ AMPI

Un covo pieno di droga e armi, indagini che possono svelare collegamenti con la banda Schiavi e Perricciolo, scenari di criminalità organizzata e di clan attivi nello spaccio, nel racket e nelle estorsioni. Quello che hanno scoperto i carabinieri a Porto Recanati, dopo l’arresto di un 27enne del posto, Davide Storlazzi, insospettabile titolare di una concessionaria di auto, è inquietante. Nascondeva tre pistole, una Colt Magnum, una Beretta e una semiautomatica con la matricola abrasa, tre bombe carta, dodici chili di hashish, false carte di identità e armi giocattolo, due pistole prive del tappo rosso in tutto identiche a quelle vere. Era tutto stipato in tre valigie trovate nella stanza di un residence di Porto Recanati che il giovane usava come punto di appoggio. Per farne cosa e per conto di chi sono le risposte che gli inquirenti stanno cercando. Ma, suona un campanello di allarme per il territorio. L’arresto di Storlazzi, con tutto quello che sta emergendo, è un fatto che non riguarda soltanto Porto Recanati, ma che deve interrogare una comunità ben più vasta e che riporta il dibattito sulla sicurezza, sequestrato ad arte da chi lo usa per parlare alla pancia della gente, su livelli in cui gli agitatori di professione però non si avventurano. Stavolta non basta infatti indicare lo zingaro o lo straniero di turno come elemento di pericolo. Stavolta c’è un italiano, imprenditore, giovane e insospettabile, ci sono accuse pesanti e ipotesi investigative che potrebbero svelare infiltrazioni della criminalità organizzata. Come venti anni fa, quando nel marzo del 1996 un commando entrò in azione uccidendo tre persone in quella che è passata alla cronaca come la strage di Sambucheto, un regolamento di conti in cui persero la vita tre persone, con il clan Schiavi mandante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *