L’ARCIVESCOVO DI ASCOLI “NOI CRISTIANI NON POSSIAMO NON DIRCI ANTIFASCISTI”

Riflessione su Chiesa e antifascismo: memoria, Vangelo e Costituzione.

«Non posso essere presente alla cena, ma ci tengo a rendermi presente con questo scritto». Inizia così il messaggio con cui l’arcivescovo di Ascoli Piceno, Gianpiero Palmieri, ha voluto partecipare idealmente alla Pastasciutta antifascista ospitata dalla parrocchia di San Marcello, affidando a una lunga riflessione il proprio pensiero sul rapporto tra fede cristiana, memoria storica e antifascismo.
Il presule spiega anzitutto la scelta di consentire, in via eccezionale, lo svolgimento dell’iniziativa nei locali della parrocchia. «Abitualmente le parrocchie non ospitano iniziative di partiti politici, né di movimenti e collettivi politici», scrive, precisando che la decisione è stata presa «perché non sembri che il motivo fosse il tema, l’antifascismo». Una scelta resa possibile anche grazie alla disponibilità del parroco don Daniele.
Palmieri ribadisce che «la comunità cristiana non vuole sentirsi “tirata per la giacchetta” o, peggio, “identificata” con un partito o un movimento politico», ricordando però che la Chiesa riconosce alcuni valori comuni che appartengono alla storia democratica del Paese. «I cristiani e tutti gli italiani sono invitati a ritrovarsi uniti intorno a quei valori sui quali si fonda la nostra vita comune e che sono codificati nella nostra Costituzione. Per noi cristiani è facile aderire a quei valori, ci sentiamo “a casa” nel testo costituzionale, perché in tanti passaggi affonda le sue radici nel Vangelo».
Il passaggio più netto riguarda il giudizio sul fascismo. «I cristiani quindi non si dividono sull’antifascismo» e, soprattutto, «non possiamo non dirci antifascisti». Per l’arcivescovo, infatti, «i rigurgiti di un rinnovato aderire, se non a un partito fascista, a un’ideologia fascista, sono possibili solo da chi non conosce queste vicende del passato e non si rende conto che sta tradendo la nostra storia e la nostra identità».
Nel suo intervento Palmieri ripercorre anche le pagine più difficili del rapporto tra il regime e la Chiesa, ricordando le leggi fascistissime, la soppressione dello scoutismo, le limitazioni all’Azione Cattolica, le leggi razziali e la guerra, oltre alle persecuzioni subite da sacerdoti e religiosi. Ricorda inoltre il ruolo svolto dal vescovo Ambrogio Squintani durante il secondo conflitto mondiale e il contributo della Resistenza ascolana, definita «un fatto di popolo e non di parte».
L’arcivescovo mette poi in guardia da un uso improprio di concetti identitari. «Fuori dal quadro evangelico e dalla dottrina cristiana nel suo complesso, parole come “identità”, “storia” e “coesione” possono essere facilmente strumentalizzate e fraintese». E aggiunge: «Quando si difende “Dio, patria e famiglia”, senza alcun fondamento biblico, senza alcun riferimento ai nostri valori costituzionali e senza alcuna attenzione alle povertà, si può finire per affermare una posizione di parte, magari contro gli altri, in perfetta contraddizione con il Vangelo».
Nelle conclusioni Palmieri respinge l’idea che l’antifascismo possa essere letto come un’appartenenza politica. Richiamando le parole di Aldo Moro, afferma che si tratta di «non un’ideologia di parte ma una felice convergenza di posizioni» e ribadisce che «l’insegnamento della Chiesa, fondato sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla fede dell’intero popolo di Dio, non può che essere anche antifascista». Un principio che, conclude, «deve essere sempre ribadito anche dal vescovo, che certamente non intende fare propaganda a nessun partito politico».

5 risposte

  1. Giuseppe Lalli ha detto:

    Trovo assai grave la posizione espressa dal vescovo di Ascoli Piceno. Si tratta di materia divisiva, mentre un vescovo è pastore di tutti. L’antifascismo ha a che fare con un giudizio storico e in quanto tale non fa parte dell’insegnamento della chiesa. Ancora più grave e mettere la Costituzione, che è pur sempre una costruzione umana, con tutti i suoi pregi e difetti, sullo stesso piano del Vangelo, che per noi cristiani è verità rivelata. Queste posizioni espresse dal vescovo, indipendentemente dal merito del giudizio sul fascismo, sono il frutto di una visione distorta della sua funzione pastorale. Quale che sia la sua sensibilità politica, lui ha giurato sul Vangelo, non sulla Costituzione. Io auspico che chi sta in alto intervenga a censurare il comportamento del vescovo. Posizioni del genere, assunte da pastori di anime disorientano i fedeli.

  2. Giuseppe Lalli ha detto:

    Si tratta in ogni caso di un tema divisivo e in quanto tale un pastore non doveva trattarlo. Il cristiano è semmai antitotalitario, non semplicemente antifascista. La soprannaturale della vita è essa che deve interessare ad un pastore di anime, non giudizi storici opinabili. Io trovo estremamente grave l’atteggiamento di questo vescovo. La Costituzione è una costruzione umana, con i suoi difetti e pregi, equipararla al Vangelo, che per noi credenti è verità rivelata, è espressione di una visione distorta della fede, che agisce nella storia ma non si identifica in essa.

  3. Vittorio ha detto:

    Cerchiamo di intenderci quando si dice “anticomunismo”. Per quanto mi riguarda, penso che Stalin fosse fascista, almeno per come trattava i russi. Tuttavia, il fatto che la nostra Costituzione sia stata firmata dal comunista Terracini, mi riempie di gratitudine rispetto a quei comunisti.

  4. pasquale Hamel ha detto:

    Non si può essere antifascista se, nello stesso tempo, non si è anticomunista. Entrambe le ideologie condividono infatti un progetto antitetico alla visione cristiana cioè l’utopia della modifica della natura umana.

  5. paolo ha detto:

    Io sono anche Anticomunista come
    Insegnato da Santa Romana Chiesa ed in
    Particolare da San Giovanni Paolo II.
    Sbaglio??

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