LA ZANZARA FASTIDIOSA: POPSOPHIA SENZA SALE, SENZA PEPE E SENZA BOLLICINE

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Prima di sapere quanto sia costato ai civitanovesi il Festival Popsophia 2018, comprese le sponsorizzazioni, prima di leggere i dati opulenti offerti da certe recensioni giornalistiche, sulle quali siamo abituati a fare la tara, mi chiedo e vi chiedo: se Popsophia è il Festival che indaga e costruisce l’immaginario della contemporaneità, sono davvero contemporanei Daverio, Costa, Mogol, Curi e gli altri, più o meno conosciuti ospiti, più o meno saccenti intrattenitori, che si sono esibiti davanti a un pubblico tanto tiepido quanto sudato? La serata con Philippe Daverio e’ stata un buon inizio che lasciava sperare in un Festival coinvolgente. Le suggestive foto di notturno full aut, proposte a più riprese, si riferivano alla serata inaugurale dopo di che un diminuendo, moderato e inesorabile. Lella Costa ha tenuto il suo intervento davanti a una piazza infuocata e semivuota, i posti a sedere predisposti occupavano metà piazza e non ne sarebbero serviti di più. Il sole ancora alto abbagliava il maxi schermo e l’attrice, popolare anche per le assidue presenze nei talk show, si è rivelata poco appassionante, fiacca. Un po’ meglio per Marcello Veneziani, ma ci scostiamo di poco. L’effetto partecipazione e’ stato dato dalla transumanza di frotte che, bicchiere di vino in mano, sono andate ondeggiando avanti e indietro dal chiostro di San Francesco, dove strategicamente c’era un posto ristoro, al giardino dell’ex liceo, dove strategicamente c’era un altro posto ristoro, attratte dal richiamo della Porchetta Pop. Gli organizzatori sono soddisfatti, ribadiscono da diversi pulpiti che e’ stato un successone. C’è chi grazie a Popsophia ha sognato, chi ha appagato un desiderio e chi ne ha espressi altri. Ma, per quelli che il cervello ce l’hanno e lo usano, poca riflessione, pochi spunti, poca genialità, poca passione. Questo redivivo Popsophia più che ristoro per la mente è stato un picnic urbano dove le pietanze, per rimanere nell’alveo culinario, vero must di Poposophia, sono state servite senza sale, senza pepe e senza bollicine, ad eccezion fatta per quelle di Fontezoppa. Smontate le tende, come le compagnie della Commedia dell’Arte, il carrozzone Popsophia fa rotta per altri lidi, ci saluta lasciandoci l’animo tiepido, la mente insoddisfatta, la curiosità inappagata. Insomma, questo tanto desiderato e vagheggiato amplesso, al dunque si è mostrato insoddisfacente, reso ancor più amaro dalle inadeguate, ma ahinoi proposte, mostre che per decenza non si posso definire mostre d’arte, ma sfoggi presuntuosi degni del neologismo ‘preseperifondellipop’. Un dato positivo va cercato e trovato nell’apertura al pubblico dell’Auditorium di Sant’Agostino, fino a dieci giorni fa non agibile a causa del terremoto, ora messo in sicurezza a tempo di record. Miracoli di Popshopia.

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