IL TEATRO DELLA COMUNITÀ VOLUTO DALLA CITTÀ

https://youtu.be/6kLu3sqXjPs

Sabbia come palco, mare come fondale, luna piena come luce: elementi naturali che hanno reso ancor più suggestivo lo spettacolo a chiusura del Teatro della Comunità. “Non basta una vita per un destino” il titolo che ha ispirato i numerosi partecipanti a raccontarsi tra sogni nel cassetto, desideri, ideali, paure e speranze. 14 giorni intensivi di prove, presso lo Stabilimento Il Veneziano di Civitanova, per costruire uno spettacolo di parole e musica, che ha visto il suo inizio proprio dal mare, da dove è arrivata cantando una “sirena” traghettata dal suo “Caronte”. Persone di tutte le età hanno regalato la loro palpabile emozione e un pezzetto di vita, guidate da Marco Di Stefano e Tanya Khabarova. Con loro il Coro Voci Libere di Morrovalle che ha anche omaggiato Rossini, la splendida voce della cantante jazz Pia Mora e l’accompagnamento musicale di Sandro Dall’Omo degli Skiantos. Insieme hanno condiviso un’esperienza di quelle che rimangono indelebili nei ricordi: è il teatro che, come laboratorio culturale, unisce, include, accoglie, dialoga e valorizza le differenze.

Quello di Civitanova è stato il 98° Teatro della Comunità, allestito in 18 diversi paesi nel mondo, il 6° a Civitanova, ma il primo senza il sostegno da parte dell’Amministrazione Comunale che ha cancellato l’iniziativa all’ultimo momento. Marco Di Stefano, prima dello spettacolo, ha voluto ringraziare quanti hanno contribuito fattivamente e permesso così di non privare la città di questa importante occasione di socialità culturale, gli sponsor Istituto Santo Stefano, Cartacanta, Bcc, ma anche tanti singoli cittadini, da Giulio Silenzi ad Anna Morganti (moglie dell’ex Sindaco Mobili).

L’auspicio espresso da Di Stefano è quello di tornare e condividere nuovamente il progetto con l’Amministrazione Comunale e coinvolgere alcuni degli ospiti di Villa Letizia che quest’anno non sono riusciti a partecipare, tra cui il “mitico” Osvaldo Corsica che però ha assistito allo spettacolo in prima fila.

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