IL SINDACO NEGATIVO

Il 23 febbraio il coronavirus era già tra noi e mentre qualcuno (Ceriscioli) lo aveva capito e invocava le mascherine e la chiusura delle scuole, lui indossava la maschera e festeggiava ammassato in piazza il Carnevale. Se è vero che l’emergenza è il terreno per misurare le capacità di chi ha ruoli di governo, il sindaco ha toppato. Il contagio poteva rappresentare una sfida ‘positiva’ per cambiare passo, ma lui non ne ha azzeccato uno. L’Italia è diventata zona rossa e, come un toro nella corrida, ha caricato accecato dal rancore politico. Produttore di polemiche ma non di mascherine, che mancano da settimane nelle sue farmacie comunali, se l’è presa nell’ordine con la Regione, con la Asur, con il Pd e perfino con il presidente del Consiglio Conte in un crescendo di ridicolo narcisismo esaltato da ridondanti apparizioni facebook. Occupato com’è con la telecamera si capisce che non abbia trovato il tempo di creare manco un numero unico per servizi come la spesa o la consegna dei farmaci a domicilio, e nemmeno di spendere due parole di pietas per le famiglie dei suoi concittadini uccisi dal virus. Se ne è dimenticato, concentrato solo nel suo mondo negativo, dominato da un pensiero negativo, chiuso anche alla collaborazione che tutta la politica cittadina gli ha offerto. Ed è in questo humus che non ha resistito a sfornare l’ultima, sconcia, polemica sull’ospedale di Civitanova con l’accusa alla Regione di non aver usato due piani “pronti all’uso e mai utilizzati” (parole sue) per organizzare la struttura Covid. E’ finita che è stato sbugiardato dalle foto, dove quegli spazi appaiono invece ancora ridotti a un cantiere. Poi si arrabbia se qualcuno lo definisce sciacallo. Ecco, questa è la cifra del sindaco di Civitanova, scivolato sull’ennesima e penosa topica, mentre intorno la gente soffre, si ammala e muore.
Di Robespierre

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