IANNACONE A MONTE SAN GIUSTO: QUELLE STORIE “INVISIBILI” CHE MERITANO PIÙ DI UN MINUTO

Rallentare, raccontare, osservare, guardarsi negli occhi, creare relazioni, fare le pause, ascoltare il silenzio: sono tutte azioni che Domenico Iannacone ha sperimentato e voluto per fare una televisione alternativa, una televisione che desse spazio agli “invisibili”, una televisione che si prendesse anche quindici minuti per raccontare una storia, in un mondo, oggi, dove non si producono video più lunghi di un minuto.

Iannacone era ospite, ieri sera, in Piazza Aldo Moro, a Monte San Giusto, del Festival “Parole e nuvole” promosso dal Comune, con la direzione artistica di Oriana Salvucci. ll giornalista ha ripercorso la nascita dei suoi programmi, ricordando la scelta di abbandonare il linguaggio tradizionale dei talk show per costruire quelle che definisce “inchieste morali”: un progetto nato anche grazie all’incoraggiamento di Andrea Camilleri e sostenuto dall’allora direttore di Rai3, Antonio Di Bella.

Un pubblico numeroso e attento lo ha seguito per quasi due ore: Iannacone ha toccato le varie tappe del suo percorso professionale e umano che lo hanno portato a muoversi in tutta Italia per “trovare”, come un moderno rabdomante, delle storie e dei personaggi che valeva la pena illuminare e far conoscere al pubblico, creando in alcuni casi, ponti e soluzioni, difficilmente immaginabili prima, per situazioni all’apparenza irrisolvibili e disperate. Come il tassista milanese con la moglie invalida al 100 per cento e la figlia ammalata che stava per essere sfrattato, un uomo di una grandissima dignità che con le lacrime agli occhi ha raccontato la sua vita, le scelte fatte e poi le disgrazie improvviseche hanno precipitato l’intera famiglia in una situazione difficilissima: dopo la trasmissione della puntata un imprenditore si è fatto avanti e si è offerto di pagare l’intera cifra dovuta alla banca, circa 120.000 euro.

Durante la serata si sono toccati momenti di alta commozione, a partire dalla storia di Pierpaolo, affetto da Sindrome di Down, che si occupa della madre malata di Alzheimer, o le interviste ai malati terminali di un hospice, in cui lucidamente raccontavano la loro condizione: pochi mesi dopo, quando Iannacone è tornato nella struttura, tutti quelli con cui aveva parlato non c’erano più. Ci sono stati anche picchi di grande poesia, come il viaggio fatto con il poeta e paesologo Franco Arminio verso il paese natale di Iannacone in Molise: nel video mostrato i due si mettono davanti a una finestra guardando l’orizzonte fatto di un paesaggio naturale e riflettono sul fatto che tutti si meritano una bella vista dalla finestra e non il muro di un palazzo davanti. Molto ha insistito,Iannacone, sulla bellezza e sulle potenzialità del “piccolo” centro rispetto alla grande città, perché è una dimensione ancora umana, in cui si possono costruire rapporti e relazioni, in cui ci si preoccupa ancora gli uni degli altri e dove è possibile fare anche tentativi sperimentali di successo, come aprire una casa per l’ospitalità di malati di demenza o Alzheimer, come ha fatto Elena Sodano, nel paese calabrese di Cicala, un modello di assistenza diffusa che il giornalista considera replicabile in molti altri territori. Impossibile elencare tutte le storie e le persone presentate: la serata si è conclusa con il sorriso, grazie a una coppia giovane di Napoli che in vista del matrimonio va a fare un servizio fotografico a Vietri sul mare, dove c’è una bellissima cascata: un fotografo “mago”, Oreste, li immortala, in un gioco di illusioni scoperto ma che regala attimi di gioia e serenità a questa coppia di giovani operai precari, che per il loro futuro immaginano di lavorare e mettere su famiglia. Un sogno semplice e bello, che poi si è realizzato, perché sono riusciti a sposarsi e ad avere un bambino.

Rebecca Cerretani

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