Civitanova segna un netto arretramento sul fronte della raccolta differenziata, registrando il peggior primo trimestre degli ultimi sei anni. Da gennaio a marzo le percentuali non hanno mai superato il 70%, fermandosi stabilmente tra il 68 e il 69%, con flessioni anche di cinque punti rispetto ai risultati raggiunti in passato, come il 73% del 2021. La media dei primi tre mesi del 2026 si attesta così al 68,45%, un dato considerato particolarmente critico. Questo è il risultato, la tendenza in negativo, causata dall’abbandono di ogni iniziativa di sensibilizzazione verso la differenziazione con campagne che si facevano nelle scuole, nei quartieri, con premi incentivanti e dopo aver voluto togliere il microchip, dopo che non è stata realizzata la tariffa puntuale (chi più differenzia meno paga). Una responsabilità enorme dell’amministrazione comunale, delle scelte di Troiani e di Cognigni che sono stati assessori ai Rifiuti e che nulla hanno fatto in questo settore. A questo si aggiungono le scelte, anche di Ciarapica, di affidare tutto al Cosmari e di disinteressarsi della problematica, tanto che Civitanova non ha neanche un proprio rappresentante nel consiglio d’amministrazione del Cosmari pur essendo il comune che paga di più (10 milioni). L’unico rimedio che pongono sono le multe a chi lascia i rifiuti in strada soluzione risibile rispetto alle enormità del problema.
Il risultato è una città che procede in controtendenza, mostrando segnali evidenti di regressione.
A incidere sul quadro complessivo sono anche fattori strutturali e gestionali: l’aumento continuo della Tari, i ritardi nell’individuazione di nuove discariche e una gestione dei rifiuti che continua a comportare il trasferimento fuori provincia, con conseguenti maggiori costi. Un sistema che, nei fatti, non ha ancora portato benefici tangibili ai cittadini, né ha consentito di avvicinarsi all’obiettivo della tariffa puntuale, pensata per legare il costo del servizio alla reale quantità di rifiuti prodotta.
Intanto, Civitanova scivola nelle classifiche provinciali: tra i principali comuni del maceratese, solo Porto Recanati fa registrare dati peggiori, con una media annua del 68,30% secondo gli ultimi dati disponibili.
Sul piano economico, la Tari si conferma una delle principali voci di entrata per il Comune, seconda solo all’Imu. Nel 2025 ha garantito incassi per oltre 9,5 milioni di euro, cifra destinata a crescere nel 2026 a causa dell’ulteriore aumento delle tariffe necessario a coprire i costi di smaltimento. Costi che continuano a lievitare, mentre i cittadini si trovano a pagare di più a fronte di un sistema che mostra sempre maggiori criticità.
DISASTRO RACCOLTA DIFFERENZIATA, CIVITANOVA IN RETROMARCIA: PEGGIOR TRIMESTRE DEGLI ULTIMI SEI ANNI
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