DALL’ARCIVESCOVO UN GRAZIE AGLI OPERATORI DELLA SANITÀ

Carissimi medici, infermieri, operatori socio-sanitari,
la sensazione che stiamo vivendo da quasi un mese è quella di percorrere con incertezza un tunnel del quale non riusciamo a intravedere oggi la fine e nel quale sembra non abbiamo punti di riferimento. Il mio pensiero va, in particolare, a coloro che, in questo tempo così drammatico e delicato, sono costretti a distaccarsi dai propri cari senza poterli accompagnare, vedere, toccare, piangere, salutare. Tutto ciò provoca lacerazione e tristezza nel nostro cuore.
Vorrei, con questo messaggio, accostarmi con rispetto e ammirazione a voi medici, infermieri, operatori socio-sanitari. Ogni giorno lottate con professionalità e vi spendete con amore per dare speranze e certezze a tutti noi. Ogni giorno combattete contro la malattia e vi prendete cura delle nostre sorelle e fratelli ammalati, e ciò, spesso, in situazioni precarie, con limitate risorse economiche e sanitarie. In ogni momento siete chiamati ad esercitare con scrupolosità il vostro lavoro e, allo stesso tempo, ad «essere prossimi e custodi» delle persone inferme, alle quali non è possibile purtroppo assicurare il calore e il conforto dei propri familiari.
Nella vostra missione non sempre potete dedicare tempo e cura a voi stessi, alle vostre famiglie, ai vostri amici, né potete dire «siamo stanchi», perché costretti a ricoprire turni spossanti di lavoro per far fronte all’emergenza di un contagio che vivete anche nella vostra carne. Rischiate ogni giorno la vita per difendere quel bene comune, prezioso e fragile, che è la nostra salute e purtroppo, non manca giorno che non arrivi notizia di vostri colleghi che questa vita l’hanno sacrificata. A loro va la preghiera di suffragio e la nostra vicinanza spirituale alle loro famiglie.
Anch’io, come tutti, resto a casa, al riparo da rischi di contagio ma il mio pensiero e il mio affetto sono continuamente rivolti a ciascuno di voi. Come amico e fratello, come padre e pastore del popolo di Dio a me affidato, sento il dovere di esprimervi il mio e nostro ringraziamento per l’impegno e la solidarietà che state testimoniando. Oggi, voi incarnate quell’attenzione che ebbe, ci racconta il Vangelo, un Samaritano, mosso dalla compassione per la cura di un ferito che era stato da altri ignorato. Siete perciò un’esemplare testimonianza dell’amore e della dedizione verso tutti i bisognosi di cure. Vi assicuro il mio abbraccio, la mia preghiera e quella del nostro popolo credente, che mai come in questo momento si affida a voi.
Mi preme inoltre dirvi che potete confidare sempre sulla disponibilità, sul conforto, sulla prossimità dei vostri cappellani ospedalieri. Anche se, per le giuste restrizioni imposte dalle norme, non possono rendersi presenti come vorrebbero, sono in ospedale con voi e per voi, a intercedere nella preghiera, a donare parole di conforto e di speranza, affinché nessuno si scoraggi in quest’ora di prova.
In circostanze straordinarie, la benedizione del Signore può essere impartita anche da ogni fedele battezzato. Perciò, cari infermieri e medici, nell’attuale emergenza sanitaria, vi affido la possibilità di donare la benedizione ai malati che sono in pericolo di vita, qualora per l’assenza temporanea del sacerdote rischiassero di morire senza l’ultima carezza di un conforto spirituale. Sarà un’opera di misericordia che non verrà dimenticata. I cappellani, se vorrete, vi daranno indicazioni al riguardo.
Giunga a tutti voi il mio incoraggiamento e la mia solidarietà. La dedizione per il vostro lavoro e, per chi è credente, la fede nel Signore, siano i punti di riferimento in questo momento difficile della nostra storia. Restiamo saldi nella speranza di vedere presto la luce. Maria, salute degli infermi, ci protegga.

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