#COSECHESIDICONO…SPERIAMO SIA MIGLIORE

Una famosa scrittrice americana, Elisabeth Gilbert, ha raccontato che se la sua casa andasse a fuoco la prima cosa che salverebbe dalle fiamme è un vaso. Non un vaso qualsiasi, ma quello che lei definisce della felicità. Da anni, ogni giorno, in quel vaso inserisce un bigliettino con scritto il momento più felice della giornata appena trascorsa. Nei periodi più
difficili tira fuori da quel vaso una manciata di biglietti e recupera, per un benefico effetto consolatorio, la memoria di qualche momento felice che altrimenti avrebbe dimenticato. Non sono fatti eclatanti, anzi in genere sono piccoli accadimenti che ricostruiscono un quotidiano positivo e che tra l’altro ha tutto il diritto di essere omaggiato.

In questi giorni, tra l’addio al vecchio anno e il benvenuto al nuovo, la frase ricorrente non solo nei bar, è stata ed è ancora l’augurio di “Buon Anno” a cui spesso si aggiunge “Speriamo sia migliore”.

La speranza è sempre lecita, ma la frase è chiaramente il frutto di un’abitudine al lamento a cui ci adagiamo con molta facilità. Certo forse non abbiamo vinto la lotteria come avremmo voluto, ma non sarà tutto da scartare, no?

A fine anno ci propinano le vicende più salienti dei 365 giorni trascorsi e si tracciano bilanci oscillanti tra positività e negatività. A sfogliare le pagine dei giornali locali le buone notizie hanno spazi sempre risicati, ma sicuramente ognuno di noi potrebbe scegliere almeno tre belle storie riguardanti la nostra città e sentirsi felice e orgoglioso di essere civitanovese.

Dell’anno appena trascorso a me piace ricordare le facce dei “Cecchettari”, che hanno invaso la piazza il primo di maggio, nella mostra dedicata alla grande fabbrica per i venti anni dalla chiusura. Cinquantamila lavoratori passati di lì. Padri madri di tutti noi.

I trecento metri di murales e di colore, integrati al mare e al cielo, impressi sul muraglione del molo sud che hanno trasformato un luogo meta di tradizionali passeggiate in un museo a cielo aperto, con dedica: “Alla città, a chi ama il mare, a chi vive di mare”.

Infine il palas. E’ semplicemente un successo. E al bando i campanilismi da qualsiasi parte provengano.

Prendiamolo come esercizio di psicologia positiva. Scegliete le vostre tre belle storie e starete meglio. Buon Anno!

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