#COSECHESIDICONO…SONO TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO

Era il 1954. Il salone delle Feste del Casinò di Sanremo accoglieva la quarta edizione del Festival della canzone italiana, l’ultima unicamente radiofonica. Soltanto il pubblico presente ebbe modo di vedere i cesti fioriti e i drappi a baldacchino delle tende che decoravano il piccolo palco. “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate” esordiva il presentatore di allora, Nunzio Filogamo. Vinse “Tutte le mamme”, cantata da Giorgio Consolini e Gino Latilla.

Sono poche pennellate di un affresco polveroso e antiquato che appartiene a un tempo dimenticato. Non da tutti. Qualche giorno fa le parole e le note melense e caramellose di quella canzone, impregnate di un immaginario dove la figura femminile si inserisce in un contesto di angelo del focolare, madre e madonna, hanno riecheggiato davanti la porta di un bar civitanovese. A sentirsi ispirato un signore agé che le ha intonate e dedicate a una giovane donna che si trovava a passare di lì. “Son tutte belle le mamme del mondo”. Un gesto innocuo che però riporta il pensiero ai filmati che girano in questi giorni sul web e che riprendono delle ragazze, volutamente vestite in modo semplice e castigato con jeans e maglietta, che camminano per una intera giornata per le strade di alcune grandi città, da New York a Roma, e registrano i commenti che provocano al loro passaggio: una sorta di esperimento sociologico. Le reazioni raccolte sono il più delle volte inoffensive e si limitano a un banale saluto, altre più invadenti e pesanti. Si è innescata una polemica aspra sulla gravità o meno di quei commenti, se definirli molestie o, più o meno blandi, corteggiamenti complimenti apprezzamenti. Intanto non sono richiesti e quindi non sono condivisi. Una donna può aver piacere, anche un grande piacere nel ricevere un complimento dal suo uomo, ma da parte di uno sconosciuto perché lo deve tollerare?

Proviamo a stimolare l’immaginazione. Torniamo a una qualche edizione black&white del Festival di Sanremo. Scegliamo un brano che al pari di “Tutte le mamme” è rimasto nella memoria collettiva, ad esempio “L’edera”, cantato da Nilla Pizzi al Festival del 1958. Immaginiamo una signora agé sulla soglia di un bar che si delizia a guardare i passanti. Al sopraggiungere di un giovane uomo, ispirata, inizia a dedicargli alcune note della famosa canzone mentre se lo vede sfilare davanti: “Chissà se m’ami oppure no, ma tua sarò. Sono folle di te, di questa gioventù”.

Proviamo soltanto a immaginare…

1 Response

  1. andrea ha detto:

    simpatica lettura

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