COMUNICAZIONI SOCIALI – LETTERA DEL VESCOVO

Carissimi operatori della comunicazione, domenica 24 maggio ricorre la 54^ Giornata delle Comunicazioni Sociali che, su invito dei Vescovi riuniti al Concilio Vaticano II, viene celebrata ogni anno, fin dal 1967.
Questa mia lettera vuol significare per voi un ringraziamento ed un invito.
Vi ringrazio perché il vostro ruolo, decisivo in ogni tempo, è particolarmente prezioso nel difficile momento storico dell’emergenza sanitaria, nel quale l’informazione contribuisce a vincere il disorientamento e ad offrirci punti di riferimento sicuri. Potremo affrontare le nuove problematiche anche attraverso una corretta informazione che ci aiuti ad essere più consapevoli di ciò che stiamo vivendo.
Il servizio che svolgete è prezioso perché la filiera dell’informazione (TV, radio, carta stampata, siti) è sempre rimasta operante, specialmente durante il lockdown. Penso a voi giornalisti, poligrafici, reporter ma anche distributori ed edicolanti… avete affrontato il rischio in prima persona per assicurare informazione e prossimità ai cittadini.
Il vostro lavoro è prezioso anche per la comunità ecclesiale perché contribuite a garantire ai fedeli anziani e ammalati la partecipazione alla Messa e diffondete il magistero dei vescovi in TV, on-line, alla radio. Anche grazie al vostro servizio, svolto con creatività e generosità, spesso da volontari – non per questo meno professionali – si sono mantenuti vivi i legami tra le nostre comunità.
Ringrazio infine gli operatori dei mezzi diocesani di comunicazione sociale che, con gratuità, si mettono al servizio dell’informazione. I media dell’Arcidiocesi (“La Voce delle Marche”, il sito web, la pagina facebook) sono strumenti ormai indispensabili per diffondere il vissuto della Chiesa, per offrire spazi di condivisione, di riflessione e, perché no, di critica costruttiva.
E ora permettetemi di rivolgervi un invito. Vi esorto a considerare i contenuti che il Papa ha espresso nel Messaggio dedicato in particolare a voi. Richiamo solo il pensiero iniziale: “Abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita (…), che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”.
In questo pensiero io vedo la trama della vostra deontologia professionale: descrivere, anzi narrare la realtà senza esagerazioni o faziosità, con quella libertà interiore di chi non ha altri fini che aiutare la gente a pensare, a farsi un’idea corretta della realtà, a maturare uno spirito critico. E ringrazio quanti di voi, specialmente in questo periodo di pandemia, raccontano storie belle che ci spingano ad andare avanti confidando nel bene, che è molto più diffuso di quanto non si creda. Anche con il vostro aiuto riscopriremo la bellezza di sentirci comunità, solleciti l’uno del bene dell’altro. Grazie di cuore, vi benedico

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