«La revisione dei criteri per il riconoscimento dei Comuni montani era necessaria e attesa da anni, ma non può essere raccontata come un successo pieno quando lascia fuori territori che hanno le stesse identiche caratteristiche di quelli inclusi». Così il consigliere Leonardo Catena interviene sulla nuova classificazione dei Comuni montani approvata in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie Locali nei giorni scorsi.
La classificazione nasce dall’attuazione della Legge 12 settembre 2025, n. 131 “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane”, che ha riformato in modo organico la disciplina delle aree montane italiane, prevedendo criteri oggettivi per definire i Comuni montani e le misure di sostegno ad essi destinate.
«Rispetto all’elenco del 2021 – prosegue Catena – alcuni Comuni vengono esclusi senza che sia cambiata la loro realtà geografica, sociale o infrastrutturale». In provincia di Macerata restano esclusi dall’elenco dei Comuni montani Belforte del Chienti, Colmurano e Sant’Angelo in Pontano, così come Tolentino e Loro Piceno, mentre Cingoli, già tagliato fuori in passato, continua a non essere riconosciuto come montano, nonostante condivida le stesse condizioni di aree interne e montane che invece rientrano nella nuova classificazione.
Queste esclusioni, secondo il consigliere, non sono solo tecnicismi statistici, ma hanno effetti concreti sulla vita delle comunità. La nuova legge attribuisce al riconoscimento dello status di montano un’importanza determinante per l’accesso a misure di sostegno pubblico e agevolazioni, tra cui: crediti d’imposta per i giovani che aprono un’impresa in aree montane; incentivi per l’acquisto e la ristrutturazione delle abitazioni; agevolazioni per l’insediamento di medici di famiglia, pediatri e insegnanti; contributi per i nuovi nati nei comuni sotto i 5.000 abitanti; sostegni economici per il recupero del patrimonio agroforestale e la gestione del rischio idrogeologico e così via. Restare esclusi significa perdere opportunità decisive per contrastare spopolamento, fragilità sociale, precarietà dei servizi e perdita di dinamismo economico nei territori più marginali.
Il testo di legge stabilisce che i criteri di classificazione siano definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri basato su parametri quali altimetria e pendenza del territorio e integrati con criteri tecnici opportuni che tengano conto delle specificità locali.
Inoltre, la legge prevede: l’aggiornamento annuale dell’elenco ISTAT dei Comuni montani (entro il 30 settembre di ogni anno); la possibilità di riconoscere come montani Comuni che, pur non raggiungendo tutte le soglie tecniche, risultano isolati o difficilmente accessibili; l’uso del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e della Strategia nazionale per la montagna italiana (SMI) per sostenere interventi infrastrutturali, sociali ed economici.
«È per questo – sottolinea Catena – che la retorica sul recupero dei borghi e sul rilancio delle aree interne rischia di essere vuota, se poi si accetta che alcuni territori vengano esclusi per un parametro tecnico, mentre quelli confinanti continuano ad accedere a risorse e tutele. Le difficoltà quotidiane non cambiano in base a una soglia statistica. Ora la Regione eserciti fino in fondo gli strumenti di deroga e di sostegno previsti, perché la montagna non si governa a compartimenti stagni e la coesione territoriale non si costruisce lasciando indietro nessuno».





