CENTRO PER L’AUTISMO, OLTRE I MURI L’ALLEANZA POSSIBILE

In un incontro pubblico organizzato dal Pd civitanovese, giovedì sera, si è cercato di ragionare e dialogare sulla soluzione possibile a un’impasse che fa soffrire tante famiglie. Nel corso dell’evento è emersa anche la novità della necessità dello spostamento delle persone con disabilità, ospitate al Centro riabilitativo di Civitanova Alta dell’Asp Paolo Ricci, nel nuovo Centro che si dovrebbe costruire.

Ci sono genitori che si devono chiudere a chiave nella loro stanza la notte, altri che devono mandare i figli in centri diurni dislocati in altre province, padri con i volti segnati e madri con le lacrime agli occhi: e tutti che dicono, anzi gridano “noi non ce la facciamo più”! Sono le famiglie di ragazzi, o adulti, con disturbi dello spettro autistico che tutti i giorni di tutto l’anno incontrano difficoltà enormi e spesso quando i figli crescono e i genitori invecchiano, non hanno alcuna certezza del futuro: i centri residenziali sono insufficienti e quei pochi che ci sono o non sono adeguati alle loro esigenze o troppo spesso, e soprattutto, hanno lista d’attesa lunghissime.
Una nuova struttura residenziale dedicata a persone in questa particolare condizione è un sogno che però, per quanto riguarda Civitanova, si sta trasformando sempre di più in un miraggio. La discussione pubblica e l’ultimo, drammatico consiglio comunale dedicato all’argomento, in cui si doveva votare la famosa variante edilizia richiesta dall’Asp Paolo Ricci per costruire un Centro per l’autismo, è finita nel modo che tutti sappiamo, con la maggioranza spaccata tra Fratelli d’Italia più Civici e Lega da una parte, Forza Italia, Vince Civitanova e Civitanova Unica dall’altra e il presidente del Consiglio comunale, Fausto Troiani che non ha permesso di votare un emendamento presentato dal consigliere Pd Francesco Micucci, che avrebbe garantito l’approvazione bipartisan di una variante “ristretta” di 3000 metri quadri rispetto ai 6000 richiesti, più realistica e finanziariamente sostenibile.
Visti dall’esterno e dalla prospettiva delle famiglie sfinite sembrano bizantinismi incomprensibili. Infatti giovedì sera, all’incontro che si è tenuto nella sala don Lino Ramini, “Autismo: la persona al centro”, organizzato dal Pd civitanovese con ospiti don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco) e Franco Pesaresi (Coordinatore nazionale “Patto per la non autosufficienza”), dopo gli interventi di Micucci e Giulio Silenzi, coordinati da Lidia Iezzi, i genitori presenti hanno reagito male alla ricostruzione dei fatti e hanno accusato con rabbia i politici di avere a cuore solo i loro interessi e “che tanto, destra e sinistra, siete tutti uguali!”.
Di fronte a sentimenti tanto forti è possibile proporre dei ragionamenti concreti sul modo migliore di portare a casa questo progetto? Per esempio a che serve una variante da 6000 metri quadri quando i fondi a disposizione del Paolo Ricci, 3 milioni e 700 mila euro, sono sufficienti solo per il primo progetto presentato, prima dell’ampliamento, e che prevedeva una variante da 3000 metri quadri? E la domanda più dolorosa di tutte: ma il Centro per l’autismo si farà mai? Perché nel corso della serata c’è stato anche un piccolo colpo di scena: la dott.ssa Patriza Zallocco, direttrice generale dell’Asp Paolo Ricci, è intervenuta, spiegando che il Centro riabilitativo di Civitanova Alta “scoppia”: ci sono almeno venticinque persone con disabilità al diurno e venticinque al residenziale e c’è assoluta necessità di spostarne almeno una parte.
Dai dati estremamente interessanti forniti da Franco Pesaresi nelle Marche, dove esiste una legge regionale specifica per l’autismo, la 25 del 9/10/2014, esiste una sola struttura, delle due che dovevano essere, a Jesi, che ospita quattro persone con disturbi dello spettro autistico in “situazioni estremamente complicate”. Inizialmente le persone accolte erano nove, ma poi ci si è resi conti che non erano gestibili dal personale e il numero è sceso. Allora facciamo due calcoli: le strutture RSA residenziali per persone con disabilità possono avere al massimo 20 posti letto, per ognuno dei quali la legge prevede uno spazio di 42 metri quadri. Totale: 840 metri quadri. Verrebbe da chiedersi: a che servono 6000 metri quadri e perché non si deve partire intanto con 3000, per i quali i soldi ci sono? E poi: se una struttura da nove posti non era sostenibile è pensabile di farne una tanto più grande, e costosa, senza nessuna garanzia di riuscire a mantenere, come ha detto don Albanesi, la “dimensione umana”? Con una burocrazia che, come ha ricordato il sacerdote, ha regole “ciniche, persecutorie e cattive”?
E infine: se già da agosto, come ha ricostruito Silenzi, una parte importante della maggioranza si è dichiarata pubblicamente contraria alla variante urbanistica proposta da 6000 metri quadri perché si è arrivati al muro contro muro del consiglio comunale del 6 novembre? Perché la variante è l’unica opzione possibile per il sindaco, Fabrizio Ciarapica, e una parte della sua maggioranza? Perché non organizzano un incontro con la cittadinanza per spiegare le loro ragioni? E poi: se l’Asp Paolo Ricci ha legittima necessità di spostare le persone con disabilità che sono nel suo Centro riabilitativo di Civitanova Alta, che fine fa lo specifico Centro residenziale per l’autismo? Insomma la domanda delle domande è: a che serve veramente questa variante?

Di Francesca Leonardi

 

Una risposta

  1. Amedeo Regini ha detto:

    Una seduta quella del consiglio comunale tutta politica dopo anni e anni di silenzio sulla struttura esistente.Unico momento di cui si è discusso del Ricci in Consiglio Comunale quando maggioranza e opposizione hanno nominato i rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Paolo Ricci.

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